Mosca chiude ogni spiraglio di negoziato sui territori occupati in Ucraina. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha ribadito con fermezza che quelle aree sono ormai considerate “parte indivisibile della Federazione Russa” e quindi non saranno oggetto di alcuna trattativa. “Nessuno si aspetti decisioni rapide e indolori” per la risoluzione del conflitto, ha aggiunto, sottolineando la complessità della situazione geopolitica.
Mentre sul fronte bellico la tensione resta alta, lo scacchiere diplomatico si sposta a Washington, dove venerdì il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è atteso alla Casa Bianca per un incontro cruciale con Donald Trump. Al centro del colloquio, oltre al sostegno militare e finanziario degli Stati Uniti, c’è il delicato dossier sulle terre rare, risorse strategiche fondamentali per l’industria tecnologica e militare.
L’intesa tra Ucraina e Stati Uniti su un accordo da 500 miliardi di dollari è a un passo, ma il vero nodo resta il confronto diretto con Trump. Il presidente americano, fedele alla sua linea di “America First”, insiste sulla necessità di garantire un ritorno economico per gli Stati Uniti e alza la pressione su Kiev affinché chiuda il negoziato alle condizioni imposte da Washington.
Dal governo ucraino, però, il messaggio è chiaro: la firma non è scontata e le condizioni dell’accordo sono ancora oggetto di discussione. Se da un lato Zelensky punta a rafforzare l’asse con gli Stati Uniti, dall’altro non può permettersi di accettare un’intesa che rischi di gravare troppo sulle risorse e sull’autonomia economica dell’Ucraina.
La partita è aperta e il summit alla Casa Bianca potrebbe rivelarsi decisivo per il futuro delle relazioni tra i due Paesi, ma anche per gli equilibri internazionali di un conflitto che, a distanza di anni, appare ancora lontano da una risoluzione definitiva.
