Marsiglia – Due violente esplosioni hanno squarciato la quiete del quartiere che ospita il Consolato russo a Marsiglia nella mattinata di lunedì. L’origine dell’attacco, provocato dal lancio di bottiglie molotov contro l’edificio diplomatico, sarebbe stata svelata: dietro il gesto ci sarebbero due ricercatori del Centro Nazionale della Ricerca Scientifica (CNR) francese, i quali hanno ammesso le proprie responsabilità.
A rivelarlo è stato il quotidiano locale La Provence, che ha seguito da vicino l’evolversi dell’inchiesta. Secondo fonti investigative, i due studiosi, entrambi noti per il loro sostegno alla causa ucraina, avrebbero pianificato l’attacco come gesto di protesta contro la politica del Cremlino. Il lancio delle molotov avrebbe provocato danni materiali alla facciata dell’edificio, ma fortunatamente non si registrano feriti tra il personale diplomatico o i passanti.
Le autorità francesi, intervenute tempestivamente sul luogo dell’accaduto, hanno avviato un’indagine approfondita per chiarire dinamiche e movente esatto dell’azione. La confessione dei due sospettati ha fornito un’importante svolta nelle indagini, ma restano ancora da accertare eventuali legami con altri gruppi o movimenti attivi nel sostegno all’Ucraina.
L’episodio rischia di inasprire ulteriormente i rapporti già tesi tra Parigi e Mosca. Il governo russo ha condannato fermamente l’accaduto, chiedendo risposte rapide e misure adeguate da parte delle autorità francesi. Da parte sua, il governo di Parigi ha garantito massima fermezza nel perseguire i responsabili e nel proteggere le sedi diplomatiche presenti sul proprio territorio.
L’attacco di Marsiglia si inserisce in un contesto internazionale di crescente tensione, con numerose manifestazioni e azioni dimostrative contro le rappresentanze diplomatiche russe in vari Paesi occidentali. Questo episodio solleva interrogativi sul livello di sicurezza delle sedi diplomatiche e sul rischio di escalation in un momento geopolitico già particolarmente fragile.
