A Montevarchi, in provincia di Arezzo, la scuola può diventare un banco di prova anche per il portafoglio dei genitori. Dal 2017, infatti, il Comune ha introdotto un regolamento rigido per il servizio mensa: chi non paga, dopo una serie di solleciti via mail o SMS, vede il proprio figlio ricevere soltanto pane e olio anziché il pasto completo.
Il sistema di pagamento prevede l’uso di una carta prepagata, che deve essere ricaricata per garantire l’accesso al servizio di refezione scolastica. Se il credito si esaurisce e la famiglia non provvede a saldare entro un mese, scatta l’esclusione dal pasto regolare. Una misura drastica che negli ultimi anni ha suscitato numerose polemiche e che è tornata sotto i riflettori nelle ultime settimane con nuovi casi segnalati proprio alla fine dell’anno scolastico.
Il provvedimento è nato con l’obiettivo di ridurre le morosità e garantire sostenibilità economica al servizio, ma ha sollevato dibattiti accesi tra chi lo considera una scelta necessaria per responsabilizzare le famiglie e chi, invece, lo giudica una punizione ingiusta per i bambini, che si trovano a pagare le conseguenze di difficoltà economiche familiari.
Il tema è ancora caldo e le reazioni non si fanno attendere: da una parte c’è chi sostiene che sia doveroso rispettare le regole di pagamento per non gravare sulla collettività, dall’altra chi invoca una maggiore attenzione ai casi di disagio economico, magari con soluzioni alternative che evitino di penalizzare i più piccoli. Intanto, il dibattito continua e le polemiche non accennano a placarsi.
