A cura di Dario Ricci
L’aumento dei divari territoriali non è un fenomeno esclusivamente italiano, ma riguarda anche l’Europa, gli Stati Uniti e la Cina. Tuttavia, in Italia il problema ha assunto contorni più drammatici a causa di scelte politiche che, anziché colmare le distanze, le hanno accentuate.
La trasformazione economica degli ultimi decenni ha premiato le aree urbane a discapito delle province. La crescita del settore terziario ha reso le città sempre più attrattive, mentre l’innovazione tecnologica ha avvantaggiato le zone già dotate di competenze e infrastrutture avanzate. Il risultato? Metropoli e poli industriali sempre più forti, mentre vaste aree provinciali e periferiche hanno subito un lento e inesorabile declino economico e occupazionale.
Se questo squilibrio è comune a molti Paesi sviluppati, in Italia si è aggravato per la mancanza di una strategia di riequilibrio territoriale. Il ridimensionamento del settore manifatturiero, un tempo spina dorsale dell’economia nazionale, ha ulteriormente penalizzato le zone più dipendenti dalla produzione industriale, spesso situate lontano dai grandi centri.
A rendere ancora più marcato il divario è stata una gestione politica miope, incapace di intervenire con investimenti mirati nelle aree più svantaggiate. L’assenza di politiche industriali efficaci e la concentrazione delle risorse nelle grandi città hanno scavato un solco sempre più profondo tra territori dinamici e territori in difficoltà.
Di fronte a questa situazione, parlare di autonomie differenziate senza affrontare prima il nodo della coesione territoriale rischia di trasformarsi in un boomerang. Prima di frammentare ulteriormente il Paese, serve un piano strategico a lungo termine che rilanci le province e le aree interne attraverso investimenti in infrastrutture, innovazione e formazione. Solo così si potrà garantire una distribuzione più equa delle opportunità economiche su tutto il territorio nazionale. Altrimenti, il rischio è quello di accentuare un’Italia a due velocità, dove alcune regioni correranno sempre più avanti e altre resteranno perennemente indietro.
