6 Ottobre 2026, martedì
HomeItaliaCronacaTragedia del Natisone: indagini concluse su quattro operatori, accusati di omicidio colposo

Tragedia del Natisone: indagini concluse su quattro operatori, accusati di omicidio colposo

La Procura di Udine accusa gli operatori per imperizia, negligenza e imprudenza: "Un soccorso tempestivo avrebbe potuto salvare tre giovani vite".

Le indagini sulla tragedia del Natisone, che il 31 maggio scorso ha visto la morte di tre giovani travolti dalla piena improvvisa del fiume, sono giunte a una conclusione. La Procura di Udine ha infatti notificato l’avviso di conclusione delle indagini a quattro operatori coinvolti, accusati di omicidio colposo per imperizia, negligenza e imprudenza nei soccorsi. Tra i coinvolti, figurano un infermiere della Sala Operativa Regionale Emergenza Sanitaria (SORES) e tre vigili del fuoco. L’inchiesta si è concentrata sul loro operato durante la drammatica vicenda che ha visto la morte di Patrizia Cormos, Bianca Doros e Cristian Molnar, travolti dalla furia del Natisone mentre si trovavano sul suo greto.

Un soccorso che non arrivò in tempo

La tragedia è avvenuta nel pomeriggio del 31 maggio, quando un’improvvisa e violenta piena del fiume ha sorpreso i tre ragazzi. Nonostante le difficoltà del momento, i soccorsi avrebbero avuto il tempo necessario per intervenire e salvarli, ma un tragico ritardo nell’organizzazione ha impedito qualsiasi possibilità di salvataggio. La chiamata d’emergenza è stata effettuata alle 13:29 da una delle vittime, eppure l’intervento di soccorso con l’elicottero sanitario, che avrebbe potuto fare la differenza, non è partito che alle 14:07, ben 38 minuti dopo la richiesta. I ragazzi sono morti per annegamento alle 14:10, dopo 41 minuti di agonia.

Le indagini, condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Udine e dalla sezione aerea della guardia di finanza di Bolzano, hanno messo in luce come, nonostante il tempo sufficiente per un soccorso rapido, i vigili del fuoco non abbiano agito con la necessaria tempestività. La chiave dell’inchiesta risiede nelle omissioni nella gestione delle coordinate geografiche della chiamata di emergenza. I vigili del fuoco non avrebbero infatti visualizzato in tempo le informazioni cruciali relative alla posizione dei ragazzi, il che ha impedito di individuare l’elicottero più vicino al luogo dell’incidente, quello della SORES, già disponibile.

Imprudenza nei soccorsi: l’elicottero sbagliato

Invece di inviare subito l’elicottero “Doppio India” della SORES, che si trovava nelle vicinanze, i soccorritori hanno erroneamente chiamato il velivolo “Drago” dei vigili del fuoco, che si trovava a Venezia. Quest’elicottero è decollato solo alle 14:07 e ha raggiunto il luogo dell’incidente alle 14:13, quando ormai i ragazzi erano stati trascinati dalla corrente da circa tre minuti. Un ritardo fatale che, secondo l’accusa, avrebbe potuto essere evitato con una gestione più attenta e rapida delle operazioni di soccorso.

Le cause della morte: un’agonia lunga e inutile

Secondo gli investigatori, i tre giovani sono stati travolti dalla piena mentre si trovavano sul greto del fiume, e il loro tempo di agonia è stato di 41 minuti. Un periodo che, sottolinea la Procura, sarebbe stato più che sufficiente per un intervento di salvataggio tempestivo. La tragedia ha quindi sollevato gravi dubbi sulla gestione dell’emergenza e sull’efficienza delle risposte fornite dai soccorritori, che avrebbero potuto evitare la morte dei tre ragazzi.

La conclusione delle indagini segna un capitolo doloroso nella vicenda, con l’accusa che pesa sui quattro operatori coinvolti, accusati di non aver seguito correttamente i protocolli di soccorso, con la conseguente morte per annegamento delle tre vittime. L’episodio solleva interrogativi sulle lacune del sistema di emergenza e sull’efficacia dei soccorsi, rendendo ancora più tragico il bilancio di questa vicenda.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti