Dalle prime luci dell’alba, una vasta operazione antimafia ha visto l’impiego di circa 300 Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Frascati, coadiuvati dai comandi territoriali e dal Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria. L’azione coordinata ha portato all’esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare emesse dal G.I.P. del Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
Quattro persone sono state coinvolte: due agli arresti domiciliari e due sospese dal pubblico servizio per un anno. Le accuse vanno da corruzione a falsità ideologica in atti pubblici, fino alla turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Contestualmente, sono stati notificati cinque avvisi di interrogatorio preventivo e sono state eseguite 44 perquisizioni in diverse città italiane, tra cui Roma, Napoli, Avellino e Bergamo.
La trama degli illeciti: falsi certificati e favori in carcere
Le indagini, avviate nel 2017, hanno rivelato una complessa rete di illegalità all’interno del carcere di Rebibbia. Uno psicologo del Ser.D. (Servizio per le Dipendenze) dell’ASL Roma 2 è al centro di un sistema che avrebbe agevolato detenuti nella concessione di misure alternative alla detenzione. Il metodo? Falsificare certificazioni mediche attestanti tossicodipendenza o gravi condizioni psicologiche.
In un episodio emblematico, un detenuto ha pagato 1.000 euro allo psicologo per ottenere in tempi record un falso parere favorevole alla concessione dei benefici penitenziari. Il professionista, inoltre, avrebbe sfruttato operatori volontari per identificare nuovi “clienti” tra i detenuti, incrementando i compensi ricevuti dall’ASL per attività connesse al rischio suicidario.
Le indagini hanno anche evidenziato una tentata frode da 100.000 euro legata a un bando della Regione Lazio per il “Progetto Sportello”. Lo psicologo, con la complicità di altri professionisti, avrebbe orchestrato la vincita del bando da parte di un’associazione fantoccio, formata da volontari del Ser.D. Lo schema è stato scoperto prima dell’erogazione dei fondi, portando alla revoca dell’assegnazione.
Narcotraffico e collusioni: i legami con il crimine organizzato
Un secondo filone investigativo, partito nel 2018, ha svelato legami tra lo psicologo e un narcotrafficante detenuto a Rebibbia. Questo personaggio di spicco del narcotraffico romano, grazie alla collaborazione di due avvocati – uno dei quali arrestato – avrebbe continuato a dirigere una rete di spaccio dalla prigione. Gli avvocati non solo trasmettevano messaggi all’esterno, ma avrebbero anche introdotto telefoni cellulari e sostanze stupefacenti in carcere.
Le indagini hanno portato alla scoperta di due organizzazioni criminali interconnesse, entrambe dedite al traffico di droga. Una era guidata dal narcotrafficante detenuto, con collegamenti diretti a un altro boss recentemente deceduto. L’altra forniva stupefacenti, sfruttando canali di approvvigionamento esteri, in particolare dall’Olanda.
Durante le operazioni, i Carabinieri hanno sequestrato circa 21 kg di cocaina, 1,5 kg tra marijuana e hashish, due pistole rubate con munizionamento, e oltre 84.000 euro in contanti. Altri sequestri successivi hanno portato alla confisca di 69.940 euro nascosti in doppifondi di auto, Rolex del valore di oltre 190.000 euro e ulteriori somme in denaro.
Arresti e perquisizioni: un colpo al cuore del sistema
Nelle fasi operative di questa mattina, sono stati arrestati due indagati in flagranza di reato. A Tor Bella Monaca, un uomo già destinatario di ordinanza è stato trovato in possesso di 200 grammi di cocaina. Nel quartiere Nuovo Salario, un altro è stato fermato con oltre 1 kg di hashish, 220 grammi di marijuana e 7.000 euro in contanti.
Un altro importante ritrovamento è avvenuto a Torvajanica, dove, all’interno di un’officina, i Carabinieri hanno scoperto denaro e beni di lusso nascosti in veicoli modificati.
Il sistema svelato: tra corruzione e criminalità organizzata
L’indagine mette in luce un intreccio inquietante tra corruzione istituzionale e criminalità organizzata, con complicità all’interno del sistema sanitario e penitenziario. Nonostante le accuse gravi, si ricorda che gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.
L’operazione rappresenta un passo decisivo nella lotta contro l’illegalità, gettando luce su dinamiche spesso invisibili ma devastanti per la giustizia e la sicurezza pubblica.
