A cura di Dario Ricci
Gravi episodi di sevizie, uccisioni crudeli di animali e omissioni nei controlli sono emersi dalle indagini condotte dalla Procura di Catanzaro e dalla Guardia di Finanza, che hanno portato agli arresti domiciliari di undici persone, tra cui docenti e ricercatori dell’Università Magna Graecia, un veterinario dell’Azienda sanitaria provinciale (Asp) e l’ex rettore Giovambattista De Sarro.
Le indagini hanno svelato un inquietante quadro di irregolarità e corruzione, definito dagli inquirenti come un “collaudato sistema illecito”. Nei laboratori scientifici per la sperimentazione animale, sono state riscontrate gravi carenze igieniche e ambientali, che sarebbero dovute emergere durante le ispezioni previste dalla normativa. Tuttavia, queste verifiche erano sistematicamente manipolate per garantire false certificazioni di regolarità, con l’obiettivo di mantenere finanziamenti pubblici per progetti di ricerca, stimati in circa due milioni di euro.
Le accuse e le prove raccolte
Tra le accuse formulate nei confronti degli arrestati figurano associazione per delinquere, corruzione, falso, truffa aggravata ai danni dello Stato, maltrattamento e uccisione di animali. Gli investigatori hanno documentato episodi di estrema crudeltà nei confronti di topi e ratti utilizzati per la sperimentazione, che venivano uccisi senza anestesia, in aperta violazione delle norme di tutela, e talvolta decapitati in condizioni di sofferenza.
Nel corso delle operazioni, sono stati sequestrati due laboratori di sperimentazione animale e una somma di 23.222,17 euro, ritenuta provento della truffa ai danni dello Stato. Oltre agli arresti, altre 21 persone risultano indagate a piede libero.
Un sistema di corruzione diffusa
Le indagini hanno fatto emergere un sistema basato su favori reciproci tra docenti e veterinari, che garantivano l’occultamento delle irregolarità nei laboratori. In un caso, le pressioni corruttive avrebbero alterato le graduatorie di un concorso universitario, favorendo l’assunzione della figlia di un veterinario dell’Asp. In un altro episodio, un veterinario avrebbe percepito somme di denaro attraverso incarichi di docenza ottenuti illecitamente, in cambio di ispezioni sempre favorevoli.
Questo meccanismo di connivenze non solo ha compromesso la regolarità delle attività accademiche, ma ha anche arrecato gravi danni alla tutela degli animali, violando i principi etici e scientifici che dovrebbero regolare la sperimentazione.
Conseguenze e riflessioni
L’inchiesta ha scoperchiato un sistema che coinvolge figure chiave dell’Università e dell’Azienda sanitaria, mettendo in luce le carenze di un sistema di controllo vulnerabile alla corruzione. L’integrità delle istituzioni accademiche e la protezione degli animali utilizzati per scopi scientifici risultano gravemente compromesse, sollevando interrogativi sull’efficacia delle normative vigenti e sulla necessità di una vigilanza più stringente.
Questo caso rappresenta un monito per tutto il mondo accademico e scientifico: l’importanza dell’etica e della trasparenza deve essere un principio irrinunciabile per garantire la credibilità delle istituzioni e la tutela degli esseri viventi.
