Un vero e proprio caos giudiziario scuote la politica astigiana a distanza di due anni dalle elezioni provinciali del 2022. Secondo le accuse, il sindaco di Asti, Maurizio Rasero, avrebbe indirizzato i consiglieri del suo schieramento politico verso un candidato specifico per le Provinciali, distribuendo loro bigliettini contenenti istruzioni dettagliate su come scrivere il nome sulla scheda, con l’obiettivo di risalire all’identità di ciascun elettore. Una vicenda che sta alimentando una dura battaglia legale, con la Procura che ha chiesto di archiviare il caso e il denunciante, un assessore comunale, che ha chiesto che il fascicolo venga preso in mano dalla Procura generale.
La denuncia è stata presentata nel luglio 2023 da Mario Bovino, un altro esponente di Forza Italia, che ha sollevato il caso di presunta manipolazione del voto. A suo dire, il sindaco Rasero avrebbe imposto ai consiglieri di votare per Simone Nosenzo, sindaco di Nizza Monferrato, che successivamente sarebbe diventato vicepresidente della Provincia. L’accusa è che Rasero non solo abbia indicato il nome del candidato da scegliere, ma che avrebbe anche distribuito dei biglietti con istruzioni personalizzate. I consiglieri dovevano scrivere il nome del candidato sulla scheda elettorale utilizzando modalità precise: lettere maiuscole e minuscole in determinati punti, specifiche modalità grafiche per rendere possibile l’identificazione del voto.
La pm Laura Deodato, tuttavia, ha chiesto di archiviare il caso, sostenendo che non ci sarebbero risvolti penalistici. Secondo la sua ricostruzione, la vicenda non costituirebbe una violazione del diritto di voto, e la distribuzione dei biglietti con le istruzioni non sarebbe percepibile come una coercizione o intimidazione. La pm ha dichiarato che si tratta di un “elettorato di secondo grado”, dove il rischio di una coartazione del voto sarebbe molto ridotto, soprattutto considerando che i consiglieri comunali, a differenza degli elettori diretti, non sono sottoposti alla stessa vulnerabilità.
Nonostante questa valutazione, Bovino ha deciso di non arrendersi e ha ingaggiato l’avvocato Maurizio Riverditi, ordinario di diritto penale all’università di Torino, per contrastare la richiesta di archiviazione. Secondo Riverditi, la condotta di Rasero violerebbe il principio di libertà e segretezza del voto sancito dall’articolo 48 della Costituzione italiana, che deve essere rispettato anche nelle elezioni di “secondo grado” come quelle per la Provincia. Il legale ha inoltre presentato un parere pro-veritate di Enrico Grosso, docente di diritto costituzionale, a supporto delle proprie argomentazioni.
Inoltre, l’avvocato Riverditi ha chiesto, in subordine, che la Procura generale del Piemonte subentri nelle indagini, ritenendo che la pm non abbia adeguatamente considerato il comportamento di Bovino. Quest’ultimo, infatti, avrebbe raccolto le confidenze della consigliera Francesca Varca e le avrebbe registrate integralmente il 25 giugno 2024, azione che, secondo il denunciante, potrebbe essere stata mal interpretata.
Il caso continua a tenere banco, alimentando una disputa legale che potrebbe avere ripercussioni significative sulla politica locale e sulla legittimità del processo elettorale nelle Province. Mentre la Procura di Asti si prepara a prendere una decisione definitiva, le parti in causa si preparano a portare avanti la loro battaglia, con un’attenzione crescente da parte dell’opinione pubblica.
