Nel silenzio delle ultime ore dell’anno, il Presidente Sergio Mattarella si è rivolto agli italiani con un messaggio vibrante di speranza, ma anche di responsabilità. Una riflessione profonda che, in quindici punti, ha intrecciato i fili delle sfide globali e nazionali, dipingendo un quadro di un’Italia resiliente, ma chiamata a non ignorare le sue contraddizioni.
Il grido della pace
“Mai come adesso la pace grida la sua urgenza”, ha dichiarato il Presidente, aprendo il discorso con un richiamo ai conflitti in Medio Oriente e Ucraina. Con un tocco umano, ha evocato immagini potenti: una neonata morta di freddo a Gaza e le città ucraine immerse nel gelo e nell’oscurità sotto i bombardamenti. La pace, ha sottolineato, non può essere sinonimo di sottomissione, ma deve fondarsi sulla dignità e sui diritti umani.
Cecilia Sala e il valore della libera informazione
Il pensiero è poi volato a Cecilia Sala, giornalista italiana detenuta in Iran. “Interpreto l’angoscia di tutti per la sua detenzione”, ha detto, evidenziando il coraggio di chi rischia la vita per documentare la verità in contesti di guerra e oppressione.
Un mondo da ricostruire
Mattarella ha descritto un pianeta segnato da squilibri crescenti: la concentrazione di ricchezza e l’espansione della povertà, la spesa in armamenti che surclassa gli investimenti contro il cambiamento climatico. In questo contesto, il cambiamento climatico non è più un tema futuro, ma una realtà che colpisce il presente, anche in Italia.
L’Italia: luci e ombre
Dall’occupazione al divario Nord-Sud, dal turismo in crescita alle fughe di giovani talenti all’estero, il Presidente ha evidenziato le contraddizioni del Paese. Ha rivolto un appello a non trascurare le fragilità del sistema sanitario, invitando a rendere concrete le potenzialità offerte dalla scienza e dalla tecnologia.
I giovani e la violenza
Con preoccupazione, Mattarella ha parlato di bullismo, risse, e abuso di droghe tra i giovanissimi, fenomeni amplificati da modelli negativi online. “Abbiamo il dovere di ascoltare il loro disagio e affrontarlo con determinazione”, ha affermato, collegando il problema alla crisi delle nascite e alla precarietà che colpisce le nuove generazioni.
Rispetto e diritti
“Rispetto”, ha detto Mattarella, è la parola dell’anno. Rispetto per chi lavora, per chi si trova in carcere, per le donne vittime di violenza. Con forza, ha ricordato il caso di Giulia Cecchettin, un simbolo della lotta contro i femminicidi, e ha chiesto un impegno collettivo per dare spazio alla forza e all’energia femminile.
Un patriottismo moderno
Il Presidente ha celebrato il patriottismo non solo di militari e medici, ma anche di insegnanti, imprenditori responsabili, e volontari. Un patriottismo inclusivo, che abbraccia chi, con origini in altri Paesi, ama l’Italia e ne condivide i valori.
Un anniversario che parla al futuro
Infine, il pensiero alla Liberazione, che nel 2025 compirà 80 anni. “È il fondamento della Repubblica e il presupposto della nostra Costituzione”, ha detto, invitando a liberarsi oggi dalle nuove forme di oppressione che minacciano la libertà e la democrazia.
Concludendo il suo messaggio, Mattarella ha invitato gli italiani a credere nel potere della partecipazione e della solidarietà, perché “è nel bene comune che si costruisce il futuro”.
Un discorso che non si è limitato a descrivere problemi, ma ha acceso una luce sulle possibilità, invitando ciascuno a essere protagonista del cambiamento.
