5 Ottobre 2026, lunedì
HomeItaliaFriuli Venezia Giulia tra Crisi Industriale e Speranze di Ripresa: Il Duro...

Friuli Venezia Giulia tra Crisi Industriale e Speranze di Ripresa: Il Duro Confronto tra Sindacati e Confindustria

Il settore manifatturiero regionale soffre tra cassa integrazione e crisi strutturali. Preoccupano l’automotive e la dipendenza dalla Germania, mentre Confindustria parla di “sostanziale tenuta”.

A cura di Dario Turco

Il Friuli Venezia Giulia, con il suo comparto manifatturiero in sofferenza, ne rappresenta un chiaro esempio. I sindacati lanciano l’allarme sulla perdita di posti di lavoro, mentre Confindustria evidenzia una “sostanziale tenuta” del sistema. Sullo sfondo, la crisi economica della Germania, uno dei principali partner commerciali dell’Italia, preoccupa e minaccia di ripercuotersi anche a livello locale.

Negli ultimi cinque anni, l’occupazione nel settore industriale triestino ha subito una lasciata del 5,4%, secondo quanto dichiarato da Nicola Dal Magro, segretario generale Nidil Cgil Trieste. Il contesto appare fragile, con numerose aziende che si trovano a far fronte a crisi strutturali e si ricorrono sempre più frequentemente agli ammortizzatori sociali per mantenere a galla l’occupazione.

Nel 2024, in Friuli Venezia Giulia sono lo stato autorizzato 10,3 milioni di ore di cassa integrazione. A Trieste, escludendo il dato anomalo del 2021 legato alla pandemia, si è registrato un aumento della cassa straordinaria, che ha toccato quota 1.098.103 ore. Nel 2023, le ore di cassa integrazione autorizzate nella provincia triestina sono aumentate del 4% rispetto all’anno precedente, raggiungendo 1.012.000 ore nei primi nove mesi del 2024.

Le criticità del tessuto industriale triestino sono evidenti nei casi delle aziende Flex e Tirso , entrambe al centro di trattative incerte:

Flex : La possibile acquisizione da parte del fondo tedesco FairCap è ancora in fase di negoziazione, con un tavolo ministeriale previsto per gennaio.

Tirso : La trattativa con Roncadin è in corso, ma al momento i lavoratori sono coperti dalla cassa integrazione fino al 31 dicembre 2024, con la possibilità di un rinnovo annuale.

Matteo Zorn, segretario generale Uil Friuli Venezia Giulia, ha sottolineato l’impatto della crisi sulla filiera dell’automotive, tradizionalmente legata alle case automobilistiche tedesche. Secondo Zorn, la scelta europea di accelerare sulla transizione verso l’elettrico e la crescente concorrenza della Cina stanno penalizzando pesantemente l’intero settore.

Nonostante le difficoltà, il presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti, ha descritto il 2025 come un anno di “sostanziale tenuta”. Pur riconoscendo che l’industria si trova in un contesto economico globale “da economia di guerra”, Agrusti ha ribadito la capacità di adattamento degli imprenditori locali. “Non ci sono vere crisi aziendali in atto, ma il ricorso alla cassa integrazione riflette la necessità di riorganizzarsi di fronte a mercati spariti, come quelli russo e ucraino, e ai dazi nei rapporti con la Cina”.

La Germania, che assorbe il 14% delle esportazioni del Friuli Venezia Giulia e del Veneto in settori strategici come macchinari, apparecchiature elettriche e mezzi di trasporto, rappresenta un’incognita cruciale per il 2025. La sua economia in difficoltà potrebbe avere gravi ripercussioni sul tessuto locale industriale, già sotto pressione.

Nonostante segnali di ottimismo da parte di Confindustria, il futuro dell’industria italiana appare incerto. La necessità di diversificare l’economia e rafforzare settori alternativi come il turismo, che tuttavia generano una ricchezza inferiore rispetto all’industria, rappresenta una sfida importante per il nuovo anno.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti