5 Ottobre 2026, lunedì
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Influenza: Verso il picco con boom di visite mediche

L'influenza stagionale 2024 sta mettendo sotto pressione il sistema sanitario italiano, con un boom di visite mediche e un numero crescente di contagi

Secondo gli esperti, il picco influenzale è atteso per il periodo post-natalizio, con una probabile impennata nelle prime settimane di gennaio. Le strutture sanitarie ei medici di famiglia si preparano a fronteggiare una stagione che si preannuncia particolarmente critica, soprattutto per i bambini sotto i 5 anni e per gli adulti dai 60 anni in su.

Gli ultimi rapporti epidemiologici segnalano un incremento dei casi nelle ultime settimane, con un’incidenza elevata tra i bambini. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), l’influenza sta colpendo con un’incidenza di 21,2 casi ogni mille assistiti nei bambini sotto i 5 anni.

Dei 1.698 campioni analizzati nella rete RespiVirNet, il 3,3% è risultato positivo al virus influenzale (45 di tipo A e 12 di tipo B). Inoltre, il 4,2% è stato positivo al SARS-CoV-2 e una percentuale significativa è risultata infettata da altri virus respiratori come rhinovirus (15%), coronavirus diversi da SARS-CoV-2, adenovirus e virus respiratorio sinciziale.

La Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG) propone di anticipare l’immunizzazione con vaccini potenziati già a partire dai 60 anni. Questo perché, come evidenziato durante la pandemia, l’età rappresenta un fattore critico nel declino del sistema immunitario, aumentando il rischio di complicanze influenzali per il 62% degli individui in questa fascia d’età.

Anche il segretario nazionale della Federazione Italiana dei Medici di Famiglia, Silvestro Scotti, invita la popolazione a vaccinarsi il prima possibile: “Siamo ancora in tempo per prevenire le complicanze più gravi, soprattutto per i soggetti fragili e gli anziani” .

Secondo Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università Statale di Milano, la variante influenzale dominante quest’anno è altamente immunoevasiva, con capacità di eludere alcune difese del sistema immunitario. I sintomi principali includono: febbre oltre i 38 gradi, tosse e sintomi respiratori come naso che cola e occhi arrossati, dolori muscolari e articolari diffusi.

Il contagio avviene prevalentemente per contatto diretto con secrezioni respiratorie o saliva di persone infette, come starnuti o colpi di tosse. La fase di contagiosità si estende fino a 3-4 giorni dalla comparsa dei sintomi.

In vista del picco influenzale, molte strutture ospedaliere, come quelle della Regione Piemonte, hanno reintrodotto l’uso delle mascherine nei reparti di pronto soccorso e ambulatori. Fabio De Iaco, primario dell’ospedale Maria Vittoria di Torino, spiega che la pandemia ha lasciato un’importante lezione sulla prevenzione: “Sebbene il picco non sia ancora arrivato, adottare precauzioni come l’uso delle mascherine può ridurre la trasmissione del virus” .

Le strutture ospedaliere hanno inoltre implementato il cosiddetto “bed management” per ottimizzare i posti letto disponibili, utilizzando reparti meno attivi durante le festività.

Gli specialisti raccomandano riposo e idratazione per chiunque contragga l’influenza. Farmaci sintomatici come antipiretici possono essere utili per controllare febbre, cefalea e dolori muscolari. Tuttavia, l’uso di antibiotici è sconsigliato, a meno che non vi sia una prescrizione medica per complicanze batteriche. Nei casi pediatrici a rischio, è possibile ricorrere a terapie antivirali specifiche, ma solo se iniziate entro 24-48 ore dalla comparsa dei sintomi.

A cura di: Ella Ayoub

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