Per ottenere un risarcimento per danno da mancato guadagno, è essenziale dimostrare che un’opportunità economica è stata persa a causa di un evento specifico e imputabile a una terza parte, come un inadempimento contrattuale o un atto illecito. La legge italiana prevede che il danno patrimoniale, compreso quello da lucro cessante (ossia il guadagno non realizzato), debba essere provato con chiarezza, rendendo fondamentale raccogliere documenti e testimonianze che attestano il danno subito.
La prova del danno deve includere la dimostrazione di almeno due elementi. Prima di tutto, è necessario stabilire con un ragionevole grado di certezza che il guadagno mancato sarebbe stato realizzato se l’evento dannoso non fosse avvenuto. Per esempio, un’azienda può presentare documenti commerciali, come contratti non portati a termine, preventivi accettati, o ordini sospesi, che dimostrino l’esistenza di una potenziale entrata economica che è stata compromessa.
Il secondo aspetto fondamentale è la quantificazione del danno . Il calcolo deve essere dettagliato e specifico, basato su proiezioni realistiche e documentabili. Spesso si utilizzano i bilanci aziendali degli anni precedenti o le dichiarazioni fiscali come base per stimare il guadagno che si sarebbe potuto ottenere. In alcuni casi, è utile ricorrere a esperti o consulenti tecnici che possano ricevere tempi precisi, specie in contesti complessi come la perdita di fatturato di una società.
La giurisprudenza italiana riconosce il danno da mancato guadagno, ma richiede una dimostrazione rigorosa. Senza dimostrarsi adeguato, infatti, il rischio è che il giudice non riconosca il risarcimento o che lo quantifichi in misura minore rispetto alle aspettative della parte danneggiata. È quindi essenziale preparare una documentazione accurata e valutare il supporto di consulenti o avvocati specializzati per ottenere il miglior esito possibile.
