15 Luglio 2024, lunedì
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Vincere al minimo storico

A cura del Prof. Avv. Giuseppe Catapano

Prima di analizzare il risultato delle elezioni europee, vanno anteposte due questioni metodologiche. La prima: in termini politici, occorre considerare il numero assoluto dei consensi, non le percentuali rispetto ai voti espressi, anche se nulla toglie alla legittimità della rappresentanza che da esse deriva. La seconda: un conto sono le sensazioni e un’altra è la realtà dei fenomeni elettorali e delle loro conseguenze; sono entrambe degne di uguale attenzione, ma non vanno confuse.

E qui sta la preoccupazione. Perché se è vero che quella della “marea nera che sommerge l’Europa” è solo una sensazione solo molto parzialmente suffragata dai numeri, e che in fondo dalle urne è emersa una “continuità nella discontinuità”, con la vecchia maggioranza europeista composta da Popolari, Socialisti e Liberali un po’ indebolita (il PPE guadagna 8 seggi, ma Renew ne perde 23 e il S&D 5) ma sufficientemente solida, visto che con 400 seggi complessivi conserva un margine di 39 voti parlamentari sui 361 necessari per avere il controllo dell’europarlamento, tuttavia nulla toglie alla gravità della sconfitta patita da Macron e Scholz e all’indebolimento europeo che genera, considerato che Francia e Germania sono stati fin qui il cuore e il motore del Vecchio Continente.

Dunque, i risultati del voto non possono che essere esaminati guardando il numero assoluto dei voti, e non le percentuali. Così facendo si scopre che rispetto a due anni fa Fratelli d’Italia ha perso 577 mila suffragi (6 milioni 724 mila contro 7 milioni e 301 mila voti), la Lega 371 mila (e qui bisogna anche considerare che Vannacci ha portato oltre 550 mila voti personali) e Forza Italia ne ha persi 290 mila. Ergo le forze di governo hanno avuto complessivamente 1 milione e 238 mila voti in meno. Aggiungete gli oltre 2 milioni di voti persi dai 5stelle e il milione e 316 mila persi complessivamente dal trio Calenda, Renzi, Bonino, senza i quali nessuno di loro ha potuto superare lo sbarramento del 4%, e avrete il quadro di una vera e propria fuga degli italiani dalla politica. Gli unici ad incrementare il bottino, sempre rispetto alle politiche, sono stati l’Alleanza verdi-sinistra, oltre mezzo milione di voti in più, e il Pd, che però partiva dal livello più basso della sua storia e ha aggiunto solo 287 mila voti.

Ora restano da vedere : 

se il Ppe confermerà o meno l’indicazione di Ursula von der Leyen come candidata alla presidenza della Commissione Ue. È molto probabile, ma i nemici (interni al Ppe) non mancano.

Per  la sua riconferma, come anche per un eventuale candidato diverso, ci si baserà solo sull’attuale maggioranza o, nel timore di franchi tiratori, si vorrà aprire ad altre alleanze? E in questo caso, i Verdi, che pur avendo perso 19 seggi conservano un pacchetto di 53 voti, oppure a una parte delle destre, come per esempio i 26 parlamentari di Fratelli d’Italia e chi degli altri 47 che si iscriveranno al gruppo capeggiato dalla Meloni (in totale Ecr ha 73 seggi) vorrà eventualmente seguirli?

 che maggioranza si formerà nel Consiglio Europeo, che riflette la condizione politica degli Stati nazionali? Meloni preferirà un accordo con la Le Pen e Orban per mettersi alla testa di un grande rassemblement della destra europea, con ciò isolando l’Italia in Europa in modo devastante, o sceglierà di votare la sua amica Ursula (o chi per essa) anche solo con un appoggio esterno? Da questo non facile incrocio di interessi da comporre e volontà da conciliare, così come dal risultato del voto francese (e, potrà sembrare strano, anche da quello inglese, il 4 luglio) dipenderà il futuro dell’Europa e quindi il nostro. Mentre noi ci trastulleremo con premierato e autonomia regionale, nell’illusione di esorcizzare i motivi che tengono la maggioranza degli italiani lontani dalle cabine elettorali.

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