17 Giugno 2024, lunedì
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LA FORZA DELLE PAROLE: Semplicemente Tina Montinaro

A cura di Carla Cavicchini

Col suo bello sguardo forte e fiero, Tina Montinaro non si lascia intimidire da niente e da nessuno  ricordando  quel  giorno del 23 maggio 1992 quando suo marito il poliziotto  Antonio Montinaro, uno degli uomini di scorta di Giovanni Falcone, perse la vita coi suoi colleghi nella strage di Capaci. Intervistata nell’undicesima edizione del “Premio Semplicemente Donna Harmony Award”  in quel di Castiglion Fiorentino, tranquillamente seduta a noi di fronte racconta inoltre d’essere stata aggregata in polizia per la memoria di tutte le vittime del dovere. 

Decisamente un altissimo privilegio!

Beh…mi hanno chiamata ed io svolgo il mio dovere andando nelle varie scuole di polizia. E non solo,dedicandoci  anche alla raccolte delle olive  con il poi successivo olio ‘Capaci’ che richiama quel tragico ed ancor più momento. Quanto alla  distribuzione,  avviene poi  nelle chiese di tutta Italia con tanto di Sacramenti dati appunto da detto olio. Esiste inoltre la previsione d’una   ‘terra’ a noi donata  grazie ad un terreno confiscato ai mafiosi nella zona di Bagheria, con  fine di prendere vita una colonia estiva dove accompagneremo figli dei detenuti e bambini disagiati.”

Decisamente tosta sta Concetta Mauro Martinez Montinaro per tutti ‘Tina’ nata a Napoli  nel 1960. Si trasferisce poi a Palermo con la famiglia nella prima adolescenza per incontrare poi un giovane poliziotto, Antonio, con cui si fidanzerà e sposerà coronando con la nascita dei loro amati figli, Gaetano e Giovanni. Poco dopo la strage di Capaci del 23 maggio 1992,  forte del testamento del marito Antonio Montinaro, ha voluto essere testimone diretta di quello che è stato l’impegno anti mafia della “ Quarto Savona Quindici, “ auto di scorta su cui viaggiava quel giorno Antonio insieme a Vito Schifani e Rocco Dicillo. Proprio sulla base delle azioni e delle sue parole, ella ha deciso di fondare l’Associazione “Quarto Savona Quindici” da cui ne conseguono tutt’oggi incontri con ragazzi, scuole, detenuti, attività di ordine sociale col fine della memoria dando nome e cognome alle vittime. Ed ancora dicendo NO alla mafia, col fine della cultura della legalità e della giustizia. Parliamo d’una signora che non ama sentirsi chiamare vedova poiché col marito ci parla tutti i giorni. Proprio con quell’Antonio di 29 anni, sposati da appena cinque anni. Sono trascorsi 31 anni e Tina è la Memoria vivente di quegli anni, di quello che successe. Gira l’Italia in lungo e largo, andando spessissimo nelle scolaresche. Racconta, ricorda e, spesso la sua ‘scorta’ è l’automobile, la “Quarto Savona Quindici” in cui suo marito è morto. E proprio grazie all’associazione “Quarto Savona Quindici” ch’ella presiede, continua a spendere tutta la vita per sensibilizzare i più giovani nella lotta contro la mafia. 

Mio marito quel giorno a Capaci ha perso una battaglia, ma alla fine la mafia ha perso. Ha perso una guerra che essa stessa aveva dichiarato contro lo Stato. Se oggi sono qui, se posso girare per l’Italiaraccontando di questi uomini che non erano solamente agenti di polizia bensì anche padri, mariti, figli, significa che mafia, quella mafia, ha perso. La mafia delle stragi, delle bombe, ha perso!”

Nel libro dal titolo “Non ci avete fatto niente”, lei riporta le parole che il marito aveva detto in una intervista qualche giorno prima del 23 maggio, decisamente emblematiche; “Io scorto un uomo ad altissimo rischio, un uomo che ha dato a molti la possibilità di credere nel futuro. Non lo farei se non avessi la massima fiducia nei suoi confronti. Ho messo la mia vita a rischio per lui poiché è uno dei pochi in cui credo e che mi permette di stare bene con me stesso. E lo scorto poiché sono sicuro che è un uomo onesto.”

Da questo l’importanza della ‘Memoria’. Tanto che la signora Montinaro…Se vogliamo che tale memoria lasci un segno anche nei più giovani, non possiamo limitarci ad organizzare manifestazioni di facciata alle quali ragazzi e bambini prendono parte come potrebbero partecipare ad una lezione di classe. Serve pertanto il contributo di tutti, serve una memoria che sia carica delle emozioni che possono trasmettere per primi coloro che hanno vissuto quei momenti.”

Signora, lei senz’altro quale donna dai mille interessi ed attività seguirà anche il quotidiano con punte di meritato riposo con  visione di film e fiction. Ha visto la serie televisiva “Mare Fuori?”

Si, decisamente molto carina qualcuno la trova diseducativa, beh…, da tutte quelle storie dei giovani, osservi che tale vita non ti porta da nessuna parte. C’è chi muore, chi non ha più niente perdendo tutto, chi non ottiene niente, e quindi tutto meno che vincenti. Non da emularli visto che ognuno vede ciò che vuol vedere, tuttavia i ragazzi più piccoli a mio parere debbono vedere con accanto i giovani per le dovute spiegazioni.”

Tuttavia l’intento dell’ambientazione carceraria è quella di donare messaggi positivi.

Certamente, sono del parere che chi sbaglia deve pagare e che ci deve essere anche una rieducazione per tutti loro. Prima però debbono scontare la pena altrimenti non esiste giustizia senza capire l’errore di quello che hanno fatto ! restando il fatto tuttavia che  la possibilità di cambiamento va data. “

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