15 Aprile 2024, lunedì
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La Vita Sotto la Metropolitana: Una Storia di Amore e Sopravvivenza

A cura di Carlo Alberto Paolino

Le parole della canzone dei Nomadi, “Io, vagabondo che son io vagabondo che non sono altro soldi in tasca non ne ho, ma lassù mi è rimasto Dio”, risuonano come un inno per molti. Non è solo una canzone, ma la storia di coloro che hanno scelto, per svariati motivi, di vivere una vita di vagabondaggio.

Alcuni possono essere costretti a questa vita, a causa di circostanze al di fuori del loro controllo, come la disabilità fisica o mentale, l’abuso o lo sfruttamento. Altri possono scegliere di vivere in povertà a causa di convinzioni religiose o spirituali. Ogni individuo ha una storia unica e che le soluzioni a questi problemi richiedono un approccio olistico.

Tra questi ci sono Luisa e Mauro, una coppia che ha deciso di vivere insieme per amore, trascorrendo le loro notti sotto la metropolitana di Mergellina a Napoli. Non sono soli, ci sono molti altri che condividono la stessa sorte e dormono nelle vicinanze.Ma loro sono diversi.

La loro giornata è ben organizzata. Al mattino, vengono svegliati dai dipendenti della stazione che aprono i cancelli. Si alzano, mettono in ordine le loro coperte e liberano la pedana che durante la notte sostituisce un comodo letto. Dopo un caffè e una colazione, si dirigono verso strutture di accoglienza religiose dove possono lavarsi e pranzare.

Nel pomeriggio, ritornano nella loro zona, dove sono conosciuti da tutti. La sera, raccolgono offerte dai passanti e aspettano i volontari che portano loro la cena. Quando arriva l’ora tarda, i cancelli della metropolitana si chiudono e loro ritornano a dormire nel loro “letto”, che non è comodo, ma è caldo d’amore.

Questa è la loro vita, una scelta di sopravvivenza e di amore, una testimonianza di resilienza umana nel cuore di Napoli.

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