23 Febbraio 2024, venerdì
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NEGRONI. What else?

A cura di Carla Cavicchini

 L’agile volumetto è stato presentato al noto ristorante ‘De Bardi ‘ in via ‘De Bardi’ a Firenze 

Il titolo non deve trarre in inganno.

Severino Paolo Baldini, l’autore dell’agile libro ‘Tutto ciò che non sai sul Negroni’ , davanti al foltissimo pubblico nonché estimatori, in effetti non solo ci svela tutto quello che c’è da sapere sul più famoso cocktail… ma ci regala un bell’affresco di una parte di Toscana che oramai è storia, magari non quella blasonata e ufficiale – e anche un po’ noiosa diciamolo – bensì quella che ha visto protagonisti i nostri nonni. Altri tempi, ancor più lontani da noi stante l’accelerazione vissuta in questi ultimi decenni con l’avvento dell’era digitale. Un periodo connotato dalla ‘lentezza’ ainostri occhi di oggi, ma sicuramente capace di lasciare una traccia indelebile del passaggio dei suoi protagonisti. Uno di questi, e non di una persona si parla, è stato senz’altro e lo è tuttora il cocktail Negroni.

Conosciutissimo nel mondo, è il frutto di una ricetta originalee azzeccata,  che prevede quali ingredienti: 1/3 di gin, 1/3 di bitter Campari e 1/3 di vermouth rosso. Va preparatodirettamente nel bicchiere Tumbler con ghiaccio e fette di arancia. Difficilmente sono ammesse variazioni, anche se qualcuno ci ha provato invero con scarsi risultati.

L’autore di questo libro è appunto uno di quei pochi fortunati che hanno raccolto le testimonianze direttamente da Gigi Senesi e Vittorio Fabbri, i primi due barman che dopo Fosco Scarselli,  e su suggerimento del conte Cammillo  Negroni, hanno portato al successo l’aperitivo più richiesto al mondo dopo il cocktail Martini .

La fortuna di questo cocktail è comunque dovuta non soltanto alle sue intrinseche caratteristiche ma soprattutto a quei tanti barman – a iniziare dal mitico Gigi Senesi – che hanno continuato a riproporlo, quali il milanese Elio Cattaneo e Giulio Gambino, solo per citarne alcuni.

Ma torniamo all’accattivante affresco che l’autore ci fa della Firenze da poco divenuta capitale d’Italia, siano nel 1870,che volutamente si è svecchiata togliendosi di dosso quelle caratteristiche di città medievale che l’avevano sino ad allora connotata.

Ecco allora l’architetto Poggi, che dopo aver abbattuto gran parte delle sue mura –  e qualcuno ancor oggi glielo rimprovera – realizza quegli splendidi viali che quotidianamente percorriamo e che ci regalano  splendide viste sulla citta: si raggiunge l’apoteosi al piazzale Michelangelo, considerato la terrazza più bella del mondo. Ma non solo nelle architetture v’è mutamento in quel fine secolo, ma anche nel modo di vivere della gente. La vita mondana dell’epoca era d’altronde privilegio di personaggi dell’alta aristocrazia, i cosiddetti ‘benestanti’, essa si svolgeva nelle maestose ville fuori porta.

Ebbene, un giorno imprecisato a cavallo fra il 1919 e il 1920 troviamo un giovane Gigi Senesi, barman che aveva già lavorato in alcuni hotel in Francia e a Sanremo, dopo la parentesi della grande guerra che aveva visto al fronte nel1915-1918. Al suo rientro a Firenze, nel 1919, chiamato alGrand Hotel Baglioni, conobbe il conte Camillo Negroni.

L’abilità di Baldini è consistita proprio nell’essere riuscito a contestualizzare la nascita del Negroni nella Firenze dei primi del secolo scorso. Il lettore è prima immerso in quella atmosfera oramai perduta – e di cui i più avranno nostalgia -e poi trasmette l’entusiasmo che si godeva a quei tempi quando, appena usciti dall’immane catastrofe della Grande Guerra c’era la voglia di rimboccarsi le maniche e ripartire, tutti insieme. 

Ed ecco che poteva avvenire di trovare al bancone del bar di un hotel fiorentino, il figlio di uno scalpellino – quale era appunto il barman Gigi Senesi – in compagnia di un alto aristocratico, ognuno nel suo ruolo naturalmente ma senza soggezioni. Ogni distinzione si annullava solo a pronunciare quella magica parola: “Negroni”.

Non v’era personaggio della nobiltà, della politica, della cultura, dell’arte e dello spettacolo che non avesse avuto occasione di ‘passare’ al bar dell’Hotel Baglioni, e lì scambiare piacevoli battute con Gigi Senesi.

Ma non finisce qui.

Da Firenze ben presto la magia di questa indovinata bevanda si trasferisce al mare, in Versilia, e  per l’esattezza al Principe di Piemonte di Viareggio e in seguito alla Capannina del Forte, frequentata sin dall’apertura dal conte Cammillo Negroni, buon amico di Achille Franceschi.

Ma la divulgazione del Negroni non fu rapida, come si potrebbe pensare, bensì lenta e costante, veicolata dalle richieste di un pubblico internazionale amante del bere miscelato di qualità.

Il Negroni , il drink preferito non solo all’ora dell’aperitivo ma anche a tarda sera, era sempre più richiesto dalla blasonata clientela della Capannina, aristocratici prima e grandi industriali poi. L’Avvocato Agnelli era un frequentatore abituale.

Della Versilia ruggente Baldini ci svela aneddoti e segreti, sino ad arrivare agli anni a noi più vicini, quelli di Mina, Patty Pravo e Renato Zero per intenderci, ma che sempre un ‘filo rosso’  lega: la straordinaria ricetta del cocktail Negroni.

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