1 Ottobre 2022, sabato
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Associazione EDELA – Roberta Beolchi: ” Il femminicidio è diventato una piaga sociale”


A cura di Ionela Polinciuc


Perché si arriva ad uccidere la persona che si dice o si crede di amare? Perché è così difficile lasciare libero chi si ama?
Da quale inferno emotivo nasce quella compulsione a vessare, perseguitare, punire l’ex-partner anche dopo tanto tempo dalla separazione?
Hai paura? So bene cosa significa provare quella paura sottile che ti fa mancare la voce e impercettibilmente tremare le mani. Il femminicidio è una realtà da studiare, capire e comprendere se si vuole contrastare efficacemente.
Al riguardo, abbiamo intervistato la fondatrice dell’Associazione ” EDELA”, Roberta Beolchi.
Ci parli un po’ della sua associazione
L’associazione EDELA è un’associazione ormai conclamata sul territorio nazionale, ha diverse sedi, Napoli, Firenze, Roma, Milano ed il primo sportello orfani di femminicidio aperto a Genova. Sono anni ormai che stiamo in capo al sostegno delle famiglie affidatarie degli orfani di femminicidio
Dott.ssa sono aumentati i casi di violenza sulle donne?
Ormai non si calcola più, soprattutto nell’ultimo semestre, sembra ogni giorno un bollettino di guerra. Non si arresta questo fenomeno diventato una piaga sociale. Bisogna scendere al sostegno delle famiglie che rimangono vittime, ma soprattutto creare in rete delle progettualità finché si cominci a debellare una violenza del genere.
Grazie alla sua associazione, le donne, vittime di violenza, possono fare un respiro di sollievo?
Fortunatamente si! Nel senso che noi stiamo proprio accanto alle famiglie su tutto. Ci troviamo sui social direttamente con i contatti personali. Noi cerchiamo di risolvere con immediatezza le necessità delle famiglie che sono sole. Dove ci sono donne che capiscono il pericolo di un’eventuale morte, noi ci siamo per sostenere. Non è facile, perché c’è una burocrazia complessa che non ti permette di scendere in campo, qualora la donna non decide personalmente di fare una denuncia.
Cosa offre la sua associazione alle donne, vittime di violenza?
L’associazione nasce per sostenere gli orfani, vittime di femminicidio e le famiglie affidatarie. Una scelta mia personale, come fondatrice, molto chiara e netta. Ad ogni donna uccisa, me ne accorgevo che la comunicazione si interrompeva, e nel interrompersi, ho accurato scendendo in campo, che era proprio una chiusura nella ricerca dello studio dei casi che si verificano, lasciando sole le famiglie ed i bambini. I figli che rimangono da soli, sono quelli che vivono dei traumi più delicati, rispetto a tutti gli altri. Noi come associazione, andiamo nelle scuole, facciamo sensibilizzazione, perché crediamo nell’educazione. Sto lavorando ad un progetto che verrà finalizzato a fine ottobre. Si tratta di un progetto legato all’educazione degli uomini. Nel senso, spesso mi è stato chiesto come rieducare gli uomini in carcere. Io sono chiara e netta, anche nel rispetto dei famigliari di una donna che ha pagato un amore malato. Un uomo che ha ucciso una donna con martellate in testa, non può essere rieducato. C’è uno studio che 8 uomini su 10 sono recidivi.

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