23 Aprile 2024, martedì
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Le strategie dei Paesi occidentali per affrancarsi dalle fonti energetiche russe

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina è partita la corsa dei Paesi europei (e non solo) a sostituire le fonti energetiche provenienti da Mosca. La presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen ha annunciato che entro il 2027 finirà la dipendenza energetica dell’Ue nei confronti della Russia. Sono cinque anni e in questo lustro il mondo occidentale dovrà fare i conti con le sanzioni verso Mosca.

Nel 2021 l’Ue ha importato il 45% del gas dalla Russia, con il piano REPower Eu, Bruxelles punta a sostituire il 20% dell’import russo di gas con il biometano (35 miliardi mc entro il 2030) e altre fonti rinnovabili. In generale l’obiettivo è ridurre la dipendenza dal gas russo di due terzi entro la fine di quest’anno, affermano da Bruxelles.

Le politiche comuni

La difficoltà principale per l’Europa sarà quella di armonizzare le politiche (e le dipendenze) energetiche europee che sono allo stato differenti e scollegate le une dalle altre. La Commissione europea si appresta a presentare una proposta di regolamento affinché entro il primo novembre 2022 gli Stati Ue assicurino il riempimento degli stoccaggi almeno al 90% della loro capacità.

A febbraio, maggio, luglio e settembre sono previsti obiettivi intermedi per garantire che il target finale sia rispettato e ci sia tempo per correggere la rotta. Il periodo di riempimento degli stoccaggi è fissato dal primo aprile al 30 settembre. L’impegno si affianca all’acquisto volontario comune di gas per avere prezzi migliori nelle trattative con i venditori oltre al price cap il cui limite potrebbe essere intorno agli 80 euro/Mwh.

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