19 Maggio 2022, giovedì
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Così il governo prova a rimpiazzare le forniture di gas russo

I conti sono presto fatti: su 76 miliardi di metri cubi di gas consumati nel 2021 l’Italia ne ha importati oltre 72, oltre il 40% dei quali dalla Russia e il 31% dall’Algeria. Snam, su incarico del governo, sta ora trattando per l’acquisto di due navi rigassificatrici, in modo da aumentare la capacità di acquisto e trattamento di gas liquefatto. Che però in questo momento sul mercato è molto richiesto e costa ben più del gas russo.

Draghi vuole ridurre la dipendenza italiana. Ritiene sbagliato che la quota di gas da Mosca sia aumentata molto negli ultimi 10-15 anni, ma “quello che trovo incredibile, che è veramente straordinario, è che la quota russa sia aumentata anche dopo l’invasione della Crimea del 2014: dimostra una sottovalutazione del problema energetico ma anche di politica estera, internazionale”.

Gli Stati Uniti hanno promesso all’Europa l’invio di 15 miliardi di metri cubi di gas liquefatto. Per diversificare i propri approvvigionamenti il Governo italiano punta su Algeria, Libia, Congo, Azerbaigian, Qatar. Draghi nell’ultimo mese ha avuto colloqui telefonici con l’algerino Tebboune (1 aprile), il congolese Nguesso (10 marzo), l’azero Aliyev (8 marzo), il qatariota Al Thani (5 marzo). Draghi ha anche incontrato il turco Erdogan a margine del vertice Nato del 24 marzo scorso. È in preparazione un vertice tra Draghi, Macron ed Erdogan.

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, spesso accompagnato dai vertici dell’Eni, si è recato in Armenia (oggi), Azerbaigian (ieri), Congo (12 marzo), Turchia (10-11 marzo), Qatar (5-6 marzo), Algeria 28 febbraio.

L’Italia deve sostituire ogni anno circa 30 miliardi di metri cubi di gas russo. Una quota del 30-50% verrà sostituita rapidamente. Sarà più difficile avvicinarsi al 100%. Si deve quindi presumere che almeno circa 15 miliardi di metri cubi di gas dovranno arrivare dalla Russia nel 2022. 

 Come pagheremo il gas che inevitabilmente arriverà ancora dalla Russia?

L’Italia chiede agli altri Paesi occidentali di applicare un tetto al prezzo del gas. La Norvegia, Paese esportatore, è contraria. Negli ultimi mesi i profitti della Norvegia hanno raggiunto i 150 miliardi di dollari. I contratti stabiliscono che il pagamento debba avvenire in euro o in dollari. I russi vorrebbero i rubli.

La Commissione Ue sta studiando le mosse per controbattere alle pretese russe. Dalle parole del Presidente Putin del 30 marzo scorso Draghi ha capito che la conversione dal pagamento in euro o dollari a rubli sarà “un fatto interno alla Federazione russa”.

Resta il problema di un’Europa che vuole aiutare l’Ucraina ma allo stesso tempo finanzia l’aggressione russa. “Italia, Germania e gli altri Paesi che sono importatori di gas, petrolio, carbone, grano, mais, granoturco e altro – dice Draghi – stanno finanziando la guerra. Non c’è dubbio. Ma non dobbiamo dimenticare che la Russia non può vendere il gas a nessun altro cliente tranne l’Europa. Non sono in pericolo le forniture di gas russe all’Europa. Per cui c’è uno spazio per fissare un tetto al prezzo del gas. Per ridurre i finanziamenti alla Russia occorre abbassare il prezzo del gas”.

Draghi vuole poi rompere quel meccanismo che unisce il prezzo del gas a quello per l’energia elettrica. “Non ha assolutamente più senso che l’energia elettrica, prodotta attraverso l’idroelettrico con le cascate, che non costa nulla perchè quegli impienti sono già stati ammortizzati da tanto tempo,venga venduta al prezzo del gas. Questa è la risposta strutturale per quanto riguarda il mercato dell’energia elettrica”.

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