19 Maggio 2022, giovedì
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Covid, guerra e sanzioni: come cambiano le ‘supply chain’ globali

Le sanzioni, la guerra e il Covid in Cina stanno radicalmente trasformando le ‘global supply chain’, le catene di approvvigionamento globali, attraverso le quali passano la maggior parte delle merci che usiamo per la nostra esistenza quotidiana. Le moderne catene di approvvigionamento sono state progettate per essere economiche, ma non necessariamente resilienti.

Fin dall’adozione dei container negli anni ’60, queste catene di fornitura si sono sempre più globalizzate e hanno governato il decentramento e l’approvvigionamento di un sistema industriale fortemente internazionalizzato. Negli ultimi 50 anni rendere il trasporto transoceanico e transcontinentale economico e affidabile significava che la produzione poteva spostarsi ovunque i salari fossero più bassi. E questo, a sua volta, significava che la maggior parte delle fabbriche si spostava sul lato opposto del mondo, principalmente in Cina. Ma significava anche, soprattutto per tecnologie complicate come quelle degli smartphone, delle auto e dei computer, che quando i materiali venivano ridotti in parti, e poi in sottocomponenti e infine i prodotti finiti, essi potevano attraversare il mondo più volte.

Il sistema della Global Supply Chain si è ‘rotto’

L’assemblaggio con parti provenienti da tutto il mondo ha reso il sistema industriale mondiale fortemente dipendente da tre caratteristiche del commercio globale che fino a pochi anni fa, venivano date per scontate. La prima è che le materie prime sarebbero sempre state economiche e ampiamente disponibili. La seconda, che le spedizioni sarebbero costate una frazione del valore delle merci in movimento. La terza che queste spedizioni sarebbero sempre state affidabili.

La prima crepa a queste tre certezze si è vista con la guerra commerciale Usa-Cina del 2018Poi la pandemia ha allargato le crepe. Ora, le sanzioni contro la Russia, la continuazione della guerra commerciale con la Cina, i disastri naturali e i sistemi di produzione e di trasporto messi fuori uso dall’invasione dell’Ucraina, hanno cronicizzato i problemi e i guasti delle catene di approvvigionamento globalizzate.

Per ovviare a questi problemi molte aziende si stanno sforzando di capire come rendere le catene di approvvigionamento più robuste aggiungendo più fabbriche, più fornitori e più fonti di materiali. Non è una deglobalizzazione, ma è un rimpasto costoso e dispendioso dei luoghi in cui le merci e i prodotti vengono realizzati e dei loro centri di smistamento.

Si è corso ai ripari col costoso approvvigionamento multiplo

Nella logistica, questo passaggio dalle catene di approvvigionamento alle reti è noto come “approvvigionamento multiplo”, spiega al Wall Street Journal Nathan Resnick, presidente e co-fondatore di Sourcify, un’entità che aiuta le aziende a trovare e gestire le fabbriche in Asia.

Quella di avere un solo fornitore delocalizzato per la produzione di merci e componentistica è stata a lungo una pratica standard, ma a partire dalle più recenti guerre commerciali, le cose sono cambiate e più aziende, anche quelle di piccole e medie-dimensioni, sono state costrette a fare il duro lavoro di rivolgersi a più fabbriche e di sincronizzare diversamente i passaggi delle merci attraverso a questa rete.

Willy Shih è un professore dell’Università di Harvard che consiglia il Dipartimento al Commercio degli Stati Uniti su come puntellare le catene di approvvigionamento nazionali. In un suo recente saggio, Shih ha scritto come la pandemia sia stata un campanello d’allarme per i manager, e come il mondo sembra ora muoversi verso aziende e paesi che stanno trasferendo le catene di approvvigionamento all’interno dei blocchi commerciali regionali dei paesi politicamente alleati.

Allo stesso tempo, le aziende stanno riconoscendo la loro vulnerabilità alle interruzioni dell’approvvigionamento e i governi si stanno concentrando verso l’autosufficienza e la salvaguardia dell’accesso ai beni chiave per motivi di sicurezza nazionale. In Cina la chiamano ‘doppia circolazione’. Nell’Unione Europea, l’hanno battezzata ‘sovranita’ tecnologica’, in quanto si occupa principalmente di salvaguardare la sicurezza dei prodotti tecnologici.

Negli Stati Uniti, la legislazione che si prefigge di rafforzare le catene di approvvigionamento nazionali, include i 52 miliardi di dollari dell’America Act, approvato ma non ancora finanziato, volto a riportare negli Stati Uniti la produzione dei microchip, che attualmente si è ridotta al 12% dal 40% del 1990. Ma quali sono i casi più evidenti dell’attuale crisi delle global supply chian?

I lockdown nei grandi porti cinesi

Shenzhen è uno dei porti più trafficati della Cina. E serve un importante hub di produzione ed esportazione, che comprende il terminal di Yantian, il quale gestisce circa un quarto di tutte le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti: dall’elettronica, ai mobili, agli elettrodomestici e alle parti di automobili.

Un focolaio di Covid-19 ha chiuso il terminal di Yantian per quasi un mese a giugno 2021, creando un arretrato di decine di migliaia di container, mentre decine di navi aspettavano settimane fuori Shenzhen per caricare. Gli operatori hanno dirottato un certo numero di navi verso altri porti, che poi hanno creato colli di bottiglia nei porti californiani di Los Angeles e Long Beach.

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