16 Maggio 2022, lunedì
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Morning Bell: i mercati reagiscono alla guerra ma resta l’instabilità

Le Borse salgono, i mercati reagiscono alla guerra, un po’ rassicurate dalle parole del presidente della Fed Jerome Powell, ma restano altalenanti, deboli e volatili, mentre le sanzioni mettono in ginocchio l’economia russa. In Asia i listini avanzano, mentre volano i prezzi del petrolio e del gas. Tokyo cresce dello 0,7%, Hong Kong dello 0,4% e Shanghai cala dello 0,03%.

I future a Wall Street sono leggermente positivi dopo una chiusura in forte rialzo, con lo S&P che ha segnato un +1,82. Powell, parlando ieri davanti al Congresso, è riuscito a placare i mercati escludendo un aumento dei tassi di 50 punti base a marzo e confermando che il rialzo con tutta probabilità sarà di 25 punti base.

Tuttavia il numero uno della Fed ha puntualizzato che la banca centrale potrebbe adottare misure più severe se i livelli di inflazione non scenderanno. In Europa i future sull’EuroStoxx 50 salgono dello 0,4%, dopo una chiusura positiva, trainata da Powell e Wall Street. Insomma, rispunta il sereno sui mercati azionari, mentre non invertono la rotta quelli energetici.

Il prezzo del gas europeo ad Amsterdam ha toccato il record intraday di 194 euro a megawattora, per poi ripiegare agli attuali 168 euro, mentre il prezzo del Brent sfiora 117 dollari al barile, ai massimi dall’agosto 2013 e il Wti supera quota 114 dollari, aggiornando il massimo degli ultimi 11 anni.

La domanda di petrolio russo è crollata da quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina. Al di là delle sanzioni occidentali, si tratta di una sorta atteggiamento auto-sanzionatorio da parte dei big del greggio. Oggi comunque l’Opec+, di cui fa parte anche la Russia, ha resistito alla tentazione di aumentare la produzione per far scendere il prezzo del greggio. Anche per questo il prezzo è schizzato ai nuovi massimi. La stessa Opec+ ha ammesso che quest’ultimo rialzo è dipeso da fattori geopolitici e non di mercato. 

Sul gas il ministro dell’Economia tedesco, Robert Habeck ha detto che lo scenario peggiore “non si è ancora materializzato” perché la Russia sta ancora inviando gas. E ha aggiunto che per evitare di restare a secco la Germania potrebbe dover mantenere in funzione le centrali elettriche a carbone.

Nel frattempo la Russia è sempre più isolata economicamente e, come rileva Fitch, si comincia a intravedere lo spettro del default. I segnali in questo senso si moltiplicano. Il rublo crolla: ormai vale meno di un centesimo di dollaro. Per comprare un dollaro a fine febbraio servivano 80 rubli, ora ce ne vogliono 115. La stima del Pil precipita a -5%. La Borsa di Mosca è chiusa da 4 giorni.

La gente corre ai bancomat e agli sportelli per ritirare il contante. La banca centrale ha le mani legate dalle sanzioni internazionali e non può usare gli oltre 600 miliardi di dollari di riserve in valuta estera per consolidare il rublo. In compenso, secondo quanto riferisce Reuters, l’istituto ha imposto una commissione del 30% sugli acquisti individuali di valuta estera.

Fitch ha ridotto il rating della Russia di sei gradini, portandolo a livello ‘spazzatura’. Secondo l’agenzia di rating la gravità delle sanzioni internazionali potrebbe minare la capacità e la volontà della Russia di soddisfare il debito. L’invasione russa in Ucraina, considerata il granaio d’Europa, fa volare i prezzi delle materie prime agricole. Alla Borsa di Chicago il grano questa settimana è salito del 25% toccando il top da 14 anni. In rialzo dell’1,8% il mais e dello 0,8% la soia.

Russia e Ucraina insieme pesano il 29% delle esportazioni mondiali di grano, il 19% di quelle di mais e l’80% di quelle di olio di girasole. Oggi Powell parla di nuovo davanti al Congresso ed è previsto anche un intervento del presidente della Fed di New York, John Williams. Dagli Usa sono attesi i dati sugli ordini industriali e di beni durevoli e quelli sui sussidi settimanali di disoccupazione. In agenda le minute della Bce sulla riunione di febbraio

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