22 Maggio 2022, domenica
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Giustizia e malagiustizia

A cura di Giuseppe Catapano 

Errori giudiziari in otto Paesi Europei, la regolamentazione dell’istituto dell’ingiusta detenzione e i criteri adottati nella quantificazione degli indennizzi/risarcimenti.

Nel quadro di un’analisi di confronto, abbiamo esaminato il rapporto della Corte dei conti (Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato) che ha acquisito elementi informativi relativi a otto paesi europei, presi a campione, per conoscere la regolamentazione ed i criteri dai medesimi adottati nei casi di ingiusta detenzione.

A tal fine, sono state chieste informazioni alle Ambasciate di Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e Spagna che, per ovvi motivi di traduzione, sono state prese in considerazione senza approfondimenti di linguaggio tecnico-giuridico.

In sostanza, nei vari paesi europei viene spesso utilizzato il termine “risarcimento”, mentre nel nostro ordinamento si parla di “indennizzo” e, quindi, la seguente analisi è stata effettuata senza la pretesa di un’approfondita analisi, in termini giuridici, di diritto comparato europeo, ma sulla base delle risposte così come sono state fornite dalle varie Autorità diplomatiche.

In particolare, dai riscontri pervenuti è possibile rilevare il disallineamento delle tutele previste dai vari Stati e che potrebbero suggerire, nell’ambito delle iniziative da assumere nel settore della “Politica della giustizia e degli affari interni” dell’Unione europea (artt. 76 e ss. del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea) un’armonizzazione dei criteri di indennizzo al fine di assicurare, tendenzialmente, un’equiparazione di “ogni persona sottoposta alla loro giurisdizione” per un ristoro uniforme, anche in applicazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) che prevede, per l’appunto, il diritto ad una riparazione per le persone che hanno subìto un arresto o una detenzione ingiusta (art. 5, c. 5), convenzione espressamente richiamata dall’art. 6, comma 2° del Trattato sull’ Unione europea.

Errori giudiziari in Austria 

Il diritto all’indennizzo delle persone detenute ingiustamente prevede la responsabilità dello Stato per i danni derivanti da diverse ipotesi di errori di giustizia.

La legge stabilisce che il ristoro giornaliero da corrispondere per la privazione della libertà personale subita deve essere di almeno 20 euro, ma non superiore a 50. Nel valutare l’adeguatezza di detta quota, si tiene conto della durata della restrizione, delle condizioni personali e delle modificazioni arrecate a tali condizioni.

Il diritto all’indennizzo si prescrive tre anni dopo il giorno in cui la persona lesa è venuta a conoscenza dei presupposti per la richiesta di risarcimento.

Lo Stato, a sua volta, può rivalersi sulle persone che hanno agito in qualità di suoi organi e hanno causato il danno volontariamente o per negligenza grave. Il tribunale incaricato di pronunciarsi sulla domanda di ristoro può conferire al danneggiato il diritto di chiedere un procedimento secondo le disposizioni del Codice di procedura civile sul patrocinio a spese dello Stato.

Errori giudiziari in Belgio 

Il diritto alla riparazione è aperto a chiunque sia stato privato della libertà in condizioni incompatibili con le disposizioni dell’art. 5 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950.

Il ricorso è proposto dinanzi ai tribunali ordinari nelle forme previste dal Codice giudiziario e diretto contro lo Stato belga nella persona del Ministro della giustizia.

Chiunque sia stato detenuto preventivamente per più di otto giorni senza che tale detenzione o la sua continuazione siano state provocate dal proprio comportamento può chiedere un risarcimento.

L’importo di tale indennità è fissato secondo equità e tiene conto di tutte le circostanze di interesse pubblico e privato. Questo risarcimento non è soggetto a ricorso.

In mancanza della possibilità per l’interessato di rivolgersi ai tribunali ordinari, la richiesta di risarcimento dei danni deve essere indirizzata al Ministro della giustizia, che decide entro sei mesi.

Se l’indennità viene rifiutata, se l’importo dell’indennità o il numero di giorni sono considerati insufficienti o se il Ministro della giustizia non si è pronunciato entro i sei mesi previsti, l’interessato può rivolgersi ad una apposita Commissione le cui decisioni non sono soggette a ricorso.

In caso di morte delle persone alle quali è riconosciuto un diritto al risarcimento, questo può essere concesso ai loro beneficiari. Per quanto riguarda le tipologie e l’entità degli indennizzi riconosciuti, il danno materiale viene accordato in base alle prove presentate dal richiedente (ad es.: perdita di introiti oppure spese legali), mentre per il danno morale l’importo varia dai 25 ai 100 euro al giorno (solitamente 50 euro).

Errori giudiziari in Finlandia

In caso di ingiusto arresto o imprigionamento per un crimine, il soggetto può avere diritto a un risarcimento a carico dello Stato per la privazione della libertà subìta se: – le indagini preliminari si sono concluse senza che sia stata avanzata alcuna accusa; – l’accusa decade o si decide di non procedere; – è stato dichiarato colpevole ma il crimine non prevedeva arresto o imprigionamento; – non c’erano motivi legali per l’arresto o l’incarcerazione.

Il risarcimento non è concesso se la privazione della libertà è durata meno di 24 ore. Inoltre, si può avere diritto a un risarcimento sulla base dei seguenti elementi causati dalla privazione della libertà:

– spese derivanti dall’ingiusta detenzione;

– perdita di reddito o di mantenimento;

– sofferenza;

– spese per la richiesta di risarcimento.

L’indennità giornaliera per la sofferenza è di 120 euro, che può aumentare fino a 200-300 euro, anche fino a 400 euro, se la perdita della libertà è stata eccezionalmente lunga e il crimine sospettato era molto grave con una pena detentiva che, quindi, sarebbe stata lunga.

Tutte le spese e le perdite di reddito menzionate devono essere dimostrate.

Errori giudiziari in Francia

Competenti a decidere sono le Corti d’appello, che emettono un provvedimento motivato nel quale vengono riconosciuti e liquidati il danno materiale e il danno morale.

Per il pregiudizio materiale, si tiene conto, ad esempio, della perdita di salario durante la reclusione e durante la ricerca di una nuova occupazione dopo il rilascio; delle spese di trasporto sostenute dal coniuge per far visita al detenuto in carcere; delle spese di difesa quando remunerano servizi direttamente legati alla privazione della libertà e al procedimento avviato per porvi fine. Per il pregiudizio morale, si tiene conto dello shock provato da una persona brutalmente e ingiustamente privata della sua libertà, ma può essere aggravato o diminuito, ad esempio, dall’esistenza di un passato carcerario, dall’età del soggetto, da sofferenze collegate alla separazione dalla famiglia, da condizioni di reclusione particolarmente difficili. Invece, il danno all’immagine o alla reputazione derivante dalla pubblicità data dai media al caso non può dar luogo a un risarcimento, anche se gli articoli di stampa si riferiscono all’arresto, alla detenzione e all’incarcerazione del ricorrente.

La decisione della Corte d’appello è suscettibile di ricorso innanzi alla Commissione nazionale per il risarcimento dei detenuti presso la Corte di cassazione, esercitabile dal ricorrente, dall’agente giudiziario del Tesoro o dal pubblico ministero. È, altresì, presente una commissione per il monitoraggio della custodia cautelare che, affiancata al Ministro della giustizia e da lui nominata, richiede qualsiasi documento utile per la sua missione e può procedere a visite o audizioni.

La Francia non utilizza criteri di calcolo per determinare l’importo giornaliero, ma si basa sui pregiudizi riconosciuti.

A corredo della risposta pervenuta, ha fornito tre decisioni emesse dalla Corte d’appello di Aix-en-Provence dalle quali è possibile ricavare l’importo giornaliero derivante dalle tipologie di danno liquidate, come di seguito specificato.

Decisione n. 2020/58: – detenzione dal 27 gennaio al 27 febbraio 2020, pari a 32 giorni; Corte dei conti | Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato | Delib. n. 15/2021/G 23 – respinta la richiesta di danno materiale; – liquidato il danno morale per 4.500 euro. L’importo medio giornaliero risulta pertanto di 140,62 euro.

Decisione n. 2020/38: – detenzione di sette mesi (circa 210 giorni); – liquidato il danno materiale per 12.070 euro; – liquidato il danno morale per 14.000 euro. Le fattispecie di danno ammontano a 26.070 euro, ossia 124,14 euro al giorno.

Decisione n. 2020/44: – detenzione dal 2 giugno 2016 al 22 maggio 2017, pari a 355 giorni; – respinta la richiesta di danno materiale; – liquidato il danno morale per 22.000 euro. L’importo medio giornaliero risulta pertanto di 61,97 euro.

Errori giudiziari in Germania 

Il ristoro per coloro che hanno subito un’ingiusta restrizione è regolato dall’art. 7 della legge sull’indennizzo delle misure penali, che così dispone:

– oggetto del risarcimento è il danno alla proprietà causato dalla misura penale, nel caso di privazione della libertà sulla base di una decisione del tribunale anche il danno che non è un danno alla proprietà;

– il risarcimento per danni alla proprietà viene corrisposto solo se il danno dimostrato supera l’importo di 25 euro;

– per il danno che non sia un danno alla proprietà, il risarcimento ammonta a 75 euro per ogni giorno di privazione della libertà;

– non viene corrisposto alcun risarcimento per i danni che si sarebbero verificati anche senza il provvedimento penale.

Errori giudiziari in Olanda

L’ingiusta custodia cautelare in carcere è regolata da due articoli del Codice di procedura penale olandese, con i quali sono risarciti il danno subìto e varie spese.

I presupposti, di legge e di giurisprudenza, per l’ammissibilità del rimborso prevedono che deve trattarsi di un’assoluzione per tutti i fatti per i quali l’imputato è stato processato e devono essere presenti “ragioni di equità” per poter concedere un risarcimento. Ciò nondimeno, l’atteggiamento dell’imputato durante il processo potrebbe svolgere un ruolo in merito: se la sua (prolungata) detenzione fosse il risultato del suo silenzio o delle sue dichiarazioni incomplete, questo potrebbe essere un motivo per non concedere l’indennizzo.

La richiesta di riparazione deve essere presentata entro tre mesi dalla data in cui la sentenza è diventata irrevocabile o dalla data di archiviazione del procedimento. In caso di decesso dell’imputato dopo la presentazione della domanda, il rimborso sarà a favore degli eredi.

Qualora il procedimento si concluda senza una condanna o con una condanna sulla base di un reato per il quale non è prevista la carcerazione preventiva, il giudice, su richiesta dell’imputato, può riconoscere un risarcimento a carico dello Stato per il danno non patrimoniale patito in conseguenza del fermo o della custodia cautelare. Detta richiesta può essere inoltrata anche dai suoi eredi e da essi riscossa, ma in tale caso il risarcimento non può comprendere altro che il danno patrimoniale.

Il risarcimento consiste in importi fissi giornalieri, secondo il luogo dove è avvenuta la detenzione:

– presso l’ufficio di Polizia, 130,00 euro;

– presso una casa circondariale, 100,00 euro;

– presso una casa circondariale in regime di restrizione severa, 130,00 euro;

– presso un carcere di massima sicurezza, 130,00 euro.

Tuttavia, in casi eccezionali il giudice può concedere un risarcimento maggiore.

Relativamente alle spese sostenute, qualora il procedimento si concluda senza una condanna, viene riconosciuto all’imputato o ai suoi eredi un risarcimento a carico dello Stato per i viaggi e i soggiorni legati allo svolgimento delle indagini e del procedimento.

Analogamente, può essere riconosciuto un risarcimento per il danno subìto dall’imputato a seguito delle assenze effettuate a causa del procedimento e del dibattimento, così come per i costi dell’assistenza legale, anche durante la custodia cautelare.

Il ristoro di queste spese può essere concesso anche nel caso in cui il procedimento termini con una condanna per un fatto per il quale non è ammessa la carcerazione preventiva.

Errori giudiziari nel Regno Unito

Con riguardo al Regno Unito, attualmente non è previsto alcun risarcimento per coloro che sono stati ingiustamente tenuti in custodia cautelare, in quanto una riparazione è concessa solo alle persone che sono state effettivamente condannate, ma che, in seguito, vengono ritenute innocenti. Per tali circostanze l’indennizzo massimo che viene riconosciuto è pari a 1.000.000 di sterline (1.170.000 circa euro) nei casi in cui il richiedente sia stato detenuto per almeno 10 anni (320 euro gg. di media), o pari a 500.000 sterline (585.000 circa euro) in tutti gli altri casi.

Errori giudiziari in Spagna

Il sistema giudiziario spagnolo prevede una responsabilità patrimoniale dello Stato in caso di errori giudiziari, funzionamento anomalo dell’amministrazione della giustizia e ingiusta carcerazione preventiva (che in Italia chiamiamo custodia cautelare).

L’art. 121 della Costituzione spagnola prevede che “I danni causati per errori giudiziari, così come quelli che siano conseguenza del malfunzionamento dell’Amministrazione della Giustizia, daranno diritto a un indennizzo a carico dello Stato, conformemente alla legge”. La Ley Orgánica del Poder Judicial ha in seguito integrato questo concetto fondamentale includendo anche l’ingiusta carcerazione preventiva.

In particolare è l’art.292 della Ley Orgánica del Poder Judicial a stabilire il diritto a un indennizzo per coloro che siano stati danneggiati per errore giudiziario o in conseguenza di un funzionamento anomalo della giustizia. Il danno deve essere effettivo, valutabile economicamente e individuabile in capo a una persona o a un gruppo.

Per avere diritto a questa forma di risarcimento per errore giudiziario o funzionamento anomalo dell’amministrazione della giustizia, l’interessato deve presentare la propria richiesta direttamente al Ministero della Giustizia (in Italia l’istanza di riparazione per ingiusta detenzione si presenta invece alla Corte d’Appello del distretto dov’è stata pronunciata la sentenza). La sua istanza verrà sottoposta a una valutazione che potrà essere accolta o respinta (art. 293).

L’art. 296 prevede che lo Stato risponda dei danni prodotti da giudici e magistrati per dolo o colpa grave. In tal caso lo Stato può rivalersi nei confronti del giudice che ha causato il danno, per recuperare il denaro versato sotto forma di indennizzo al danneggiato.

Ingiusta detenzione conseguente ad un mandato di arresto internazionale

Il tema dell’armonizzazione in materia penale degli ordinamenti europei a seguito del Trattato di Lisbona ha evidenziato la problematica dell’equo indennizzo riconosciuto a coloro che hanno subìto una ingiusta detenzione conseguente ad un mandato di arresto (o, più in generale, ad un mandato di cattura internazionale).

In passato, la giurisprudenza di legittimità (Cass., sez. 6, n. 31130, 8 luglio 2003 – 23 luglio 2003, CED 226208; Cass., sez. 6, n. 1648, 22 aprile 1997 – 27 maggio 1997, CED 208145 ) aveva ritenuto che, per l’esplicita esclusione (Operata dall’art. 714, c. 2, c.p.p.) dell’applicazione di specifici parametri (previsti dagli artt. 273 e 280 c.p.p.), l’arresto a fini estradizionali non dava luogo al diritto alla riparazione per l’ingiusta detenzione.

Successivamente, l’intervento della Corte costituzionale (C. cost., 16 luglio 2004, n. 231), nel rielaborare una più innovativa lettura delle previsioni in materia, ha consentito di riconoscere il diritto dell’estradando – ingiustamente sottoposto a misura cautelare – ad essere ristorato per il pregiudizio subìto; conseguentemente, i giudici della legittimità (Cass. Sez. 4, n. 52813, 19 settembre 2018, C.E.D. 275197) hanno affermato la necessità dell’accertamento dell’ingiustizia, sostanziale o formale della detenzione e l’assenza di dolo o colpa grave in capo dall’istante.

Ed ancora recentemente la Suprema Corte ( Cass. sez. 4, n. 50615, 3 dicembre 2019, Sez. U. n. 24287, 9 maggio 2001) ha stabilito che il calcolo dell’indennizzo giornaliero – costituito dal rapporto tra il tetto massimo dell’indennizzo e il termine massimo della custodia cautelare (di cui all’art. 303, c. 4, lett. c), espresso in giorni, moltiplicato per il periodo – anch’esso espresso in giorni – di ingiusta restrizione subìta, costituisce un criterio convenzionale di portata generale ma si basa su parametri e su presupposti alquanto diversi da quelli oggetto della restrizione a fini estradizionali, atteso che la sottoposizione dell’estradando a restrizione della libertà ha natura e funzioni non sovrapponibili a quelle delle misure cautelari personali adottate ai sensi dell’art. 272 c.p.p. e ss.

Ne discende che, per gli ordini di cattura internazionali errati, al fine di determinare il quantum di indennizzo nel caso di ingiusta detenzione a fini estradizionali, rimane valido il principio generale secondo il quale il tratto caratteristico dell’istituto della riparazione per ingiusta detenzione è la liquidazione “equitativa” operata dal giudice – entro i confini della ragionevolezza e della coerenza – relativamente alle circostanze del caso concreto. 

La maggior facilità di “circolazione” nell’ambito dell’Unione europea, di provvedimenti restrittivi della libertà personale, in conseguenza dell’applicazione della disciplina prevista dalla “decisione quadro” 2002/584 , che ha introdotto il “mandato di arresto europeo” (Corte di giustizia sent. 25 luglio 2018, Minister for Justice and Equality- C-216/18 PPU; OG -C-508/18 e PI -C-82/198 PPU e causa C-509/18-PF) del 27 maggio 2019 ) e l’ulteriore implementazione delle attività inquirenti connesse alla recente costituzione dell’Ufficio del Procuratore europeo (“EPPO”), deputato a tutelare gli interessi finanziari comunitari, potrà comportare un incremento delle carcerazioni disposte da autorità giudiziarie con sede diversa da quella italiana con la conseguenza della necessità di disporre di un più accurato quadro informativo delle ingiuste detenzioni conseguenti a detti provvedimenti restrittivi di provenienza europea così come delle ingiuste detenzioni relative a provvedimenti giudiziari italiani eseguiti in Europa. 

Ciò al fine di poter apprezzare – in un’ottica di reciprocità con gli altri Stati europei – l’eventuale sussistenza di un delta differenziale degli indennizzi definiti nel nostro Paese, ma derivanti da errori giudiziari commessi dalle altre nazioni che inevitabilmente hanno ricadute finanziarie sul bilancio dello Stato, ovvero al contrario, se gli errori sono derivati da provvedimenti emessi dalle autorità giurisdizionali italiane e gli indennizzi siano gravati sugli altri bilanci europei.

Infine, per le disomogeneità e le marcate differenziazioni esistenti in ambito europeo circa i criteri per il riconoscimento degli indennizzi nei casi di ingiusta detenzione, gli eventuali squilibri che potrebbero evidenziarsi dalle informazioni richieste costituirebbero l’occasione per promuove adeguati processi di uniformizzazione degli indennizzi in sede unionale.

Tabella: Ingiusta detenzione in Europa

INGIUSTA DETENZIONE IN EUROPA

Importo giornaliero dell’indennizzo

Austria da 20 a 50 euro

Belgio 75 euro

Finlandia da 100 a 120 euro

Francia da 35 a 40 euro

Germania 75 euro

Olanda da 80 a 105 euro

Spagna 25 euro

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