13 Aprile 2021, martedì
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Svolta storica per i Riders

A cura dell’Avv. Sabina Vuolo

All’incirca un anno fa partiva da Milano, per poi estendersi in tutt’Italia, una maxi-indagine sui rider- ossia i fattorini che effettuano consegne a domicilio– a seguito di vari infortuni stradali, giungevano in ospedale e durante le cure del caso la frase di disperazione era sempre la stessa “E adesso come faccio a lavorare?”.

Le indagini, condotte dai Carabinieri del Nucleo Tutela Lavoro con il supporto di Inps e Inail e coordinate dall’aggiunto di Milano Tiziana Siciliano e dal pm Maura Ripamonti, hanno fatto emergere una situazione di palese illegalità che sotto alcuni aspetti rasenta la schiavitù.

Cosicché ora Uber, Eats, Foodinho e JustEat e Deliveroo hanno 90 giorni di tempo per inquadrare gli attuali collaboratori occasionali come cococo, come previsto dal decreto varato nel 2019 dal governo Conte. Con le relative coperture previdenziali, la malattia, le ferie, i congedi, l’indennità di malattia, la disoccupazione e il Tfr.

Le indagini hanno messo in luce che quello delle società di delivery è un sistema fondato su una pressione sul lavoratore, il quale non può sottrarsi per evitare di essere retrocesso o espulso dal sistema e quindi di non poter più lavorare. Quindi le piattaforme di consegna hanno 90 giorni per adeguarsi alle prescrizioni impartite, in mancanza i 60mila riders depositeranno i decreti ingiuntivi e il procedimento proseguirà.

Ma chi sono i Rider e in cosa consiste il loro lavoro?

Con tale termine si intende tutti quei fattorini, addetti alla consegna a domicilio di cibo pagati a consegna o all’ora, che si muovono in bici o in scooter per garantire una consegna rapida entro i tempi stabiliti. Pertanto è un’occupazione dinamica, flessibile ma anche stressante e per certi versi pericolosa per il rischio incidenti. Non a caso per la sicurezza stradale i riders indossano un equipaggiamento adeguato: pettorina o giacca ad alta visibilità, caschetto e ginocchiera.

Questa inchiesta avrà una portata storica perché non si potrà più parlare di “schiavi” ma di onesti cittadini qualunque sia la nazionalità o l’età che hanno voglia di lavorare e contribuire alla nascita di una società migliore.  

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