8 Marzo 2021, lunedì
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Privacy: perché ne abbiamo bisogno oggi più che mai

a cura di Marrazzo Lucia 

Il Regolamento ePrivacy – appena approvato dal Consiglio Ue – si inserisce nel solco degli interventi “made in EU” volti a riscrivere le complesse e mutevoli architetture della società ultra-connessa e rappresenterebbe un’altra, cruciale tessera della corsa dell’Europa all’affermazione della sua sovranità digitale.

Non si tratta, dunque, dell’ennesima mossa nel risiko politico degli equilibri mondiali, ma di una battaglia di diritti, libertà e democrazia che si combatte quotidianamente tra le fila dei policy-makers del digitale e che la pandemia ha reso ancora più urgente vincere.

Il covid-19 e il conseguente lockdown ci hanno fatto riscoprire, infatti, affamati di cultura digitale, quasi ossequiosi e grati verso quella “tecnologia” che ci ha salvati dall’isolamento e dagli affanni del lockdown.

Eppure il salvagente hi-tech a cui ci siamo aggrappati disperatamente in questa convivenza forzata con il virus non è privo di costi: gli oligopoli del mondo digitale hanno visto irrobustirsi le loro posizioni di potere erodendo spazi di concorrenza, libertà e democrazia sempre più ampi.

Ai Garanti e ai giudici europei è toccato l’arduo compito di elaborare strategie volte a frenare la vera e propria emorragia di dati personali e spazi democratici che è la emergenza sociopolitica della nostra era. L’Europa, con il regolamento ePrivacy, ha assunto una posizione indiscutibilmente netta nel panorama geopolitico mondiale: ha scelto di essere l’argine contro l’esondazione di meccanismi distopici legati al cosiddetto “capitalismo della sorveglianza“, il baluardo contro lo stillicidio di attentati alle libertà democratiche, il potere regolamentare che si oppone all’arsenale economico e tecnologico delle altre superpotenze.

Nomen omen” affermavano i latini, e per il regolamento ePrivacy mai affermazione fu più vera. Il nome esteso dell’emananda legislazione ePrivacy è “Regolamento del parlamento europeo e del consiglio relativo al rispetto della vita privata e alla tutela dei dati personali nelle comunicazioni elettroniche e che abroga la direttiva 2002/58/CE per gli amici “Regolamento sulla vita privata e le comunicazioni elettroniche”.

Anche se ancora non abbiamo un acronimo come per il GDPR, possiamo già leggere in quel lunghissimo nome il futuro del Regolamento ePrivacy: disciplinare le delicatissime interdipendenze tra vita privata e comunicazioni elettroniche, creare spazi di limpidezza nelle “acque melmose” di quell’ininterrotto flusso di dati che dai nostri polpastrelli, corde vocali, retine e tratti somatici scorre attraverso device e dispositivi intelligenti verso mete, spesso sconosciute.

Il Regolamento sulla vita privata e le comunicazioni elettroniche dovrà anche costruireun sistema flessibile di obblighi e divieti che sappia reagire proattivamente alle minacce, consentendo di derogare parzialmente alle garanzie di riservatezza per tutelare interessi più fragili o maggiormente a rischio.

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