28 Febbraio 2021, domenica
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Il paniere Istat come strumento d’indagine sociologico

a cura di Ronald Abbamonte

E’ da quasi un secolo e precisamente dal 1928 che l’Istat annualmente procede alla determinazione dei beni e dei servizi di ricorrente consumo da parte delle famiglie italiane con lo scopo di determinare la variazione dell’indice dei prezzi al consumo. Questo insieme di beni e servizi ritenuti essenziali costituisce il cosiddetto paniere che oltre ad essere un importante strumento economico che consente di valutare l’inflazione è anche un interessante elemento per valutare come si evolvono e quali siano le scelte prevalenti di consumo delle famiglie italiane.

Quindi l’assortimento, a cui l’istituto di statistica nazionale procede annualmente, di questa sorta di carrello di spesa virtuale rappresenta anche una buona chiave di lettura per alcune considerazioni relative ai cambiamenti di costume.

Il paniere 2021

Il paniere elaborato per questo 2021 conferma in pieno l’assortimento già previsto per l’anno precedente non potendo non includere prodotti il cui utilizzo è diventato oltre che obbligatorio anche indispensabile per effetto della pandemia come le famose mascherine, i guanti in lattice e il gel igienizzante per le mani. Accanto a questi che sono diventati, purtroppo di utilizzo quotidiano non mancano altri inserimenti come la PEC, la casella mail certificata che consente l’invio e la ricezione di documenti con validità legale, il seggiolino antiabbandono, il servizio di sharing di monopattini elettrici che vediamo in quantità sempre maggiore scorrazzare nelle strade delle nostre città, oltre che il costo della ricarica elettrica per auto.

Quindi ancora una volta l’insieme dei beni che l’Istat chiama a costituire il cosiddetto paniere sembra fotografare bene gli atteggiamenti di consumo e le linee di tendenza in cui trovano spazio crescente ad esempio la prevenzione dal Covid-19 e la crescente sensibilità verso la mobilità sostenibile.

Il paniere Istat come strumento d’indagine sociologica.

Non sono in pochi a ritenere che oltre allo scopo per cui è nato, la determinazione della variazione dei prezzi, il paniere Istat rappresenti un vero e proprio strumento di indagine sociologica. Basta solo valutare come sia cambiato la composizione del paniere, dal suo lontano debutto nel 1928, quando era costituito da soli 59 beni ritenuti essenziali fino ad oggi per capire come in relazione alle diverse epoche sono mutati i costumi nazionali.

Così non può far meraviglia che in determinati anni in quel paniere trovasse posto l’olio di ricino, qualcosa, quindi, di intimamente collegato all’epoca fascista e che qualche decennio dopo, il famoso sussidiario delle scuole elementari, prendesse posto nelle considerazioni dell’istituto statistico. Con il passare degli anni la lista degli elementi del paniere non fa fatto altro che aumentare in omaggio alla creazione e all’utilizzo di una gamma sempre più nutrita di beni che trovato spazio nella quotidianità. Complice il boom economico e la nascita dei primi elettrodomestici la lista ha continuato, a ritmi ancora più sostenuto, ad allungarsi a vista d’occhio. Così, gli iniziali 59 beni, per effetto dell’evoluzione tecnologica e sociale, finiscono per accrescersi in maniera decisa a partire già dalla metà degli anni 50, raggiungendo il numero massimo di 618 beni considerati nel paniere Istat nel primo decennio del 2000 per poi  posizionarsi agli attuali 418.  

I long seller e alcune curiosità

Accanto a beni che entrano ed escono si collocano poi una serie di beni che permangono lungo l’intera evoluzione del paniere. Il record di presenza va senz’altro attribuito al burro e alle patate saldamente al primo posto di permanenza con il ragguardevole record di permanenza di ben 34.334 giorni seguiti a ruota da zucchero, pane, dentifricio, Tè, riso e uova.

Accanto a questi beni che rappresentano una costante pressoché inalterata nell’utilizzo da un secolo a questa parte, nel corso degli anni esistono esempi di beni che curiosamente in determinati momenti storici hanno raggiunto un utilizzo così rilevante nel nostro paese da essere compresi nel paniere, finendo poi per scomparire del tutto.  Nomi il cui significato spesso ignoriamo semplicemente perché non abbiamo mai avuto modo ed occasione di conoscerlo, tipo ad esempio la boga, un pesce marino che per essere stato compreso nel paniere dal 1991 al 1998 avrà sicuramente raggiunto una posizione di estrema rilevanza nelle scelte degli italiani.

Molte volte è stato il progresso tecnologico che assumendo una velocità sempre più sostenuta ha finito, con sempre maggiore  frequenza a provocare l’obsolescenza dei dispositivi in uso determinando nel paniere l’avvicendamento e la sostituzione di beni o anche di modalità di consumo  divenuti desueti. Basta pensare al noleggio di DVD pur incluso per qualche anno e poi definitivamente scomparso dalle scene.

In definitiva è quanto meno curioso vedere come attraverso quello che consumiamo possiamo arrivare ad avere un’idea più precisa del tipo di società che siamo stati o siamo e come il tutto possa essere ben sintetizzato attraverso bisogni, gusti e mode. Poco importa, poi, se questo viene reso intelligibile attraverso uno strumento finalizzato a tutt’altro.

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