1 Marzo 2021, lunedì
Home Italia Cronaca UE, la terra dei vaccini promessi

UE, la terra dei vaccini promessi

a cura di Maria Parente

Al ritardo clamoroso dell’azienda Pfizer nella consegna delle dosi di vaccino, segue AstraZeneca e Moderna, rispettivamente , nel primo trimestre l’azienda britannica fornirà solo il 40% delle dosi pattuite (3,4 anziché 8 milioni per l’Italia) mentre la biotech americana annuncia che per la settimana dell’9 febbraio dalle 166mila dosi pattuite ne consegnerà 132mila, il 20% in meno. Tutto ciò a scapito delle popolazioni, degli italiani nel caso di specie. I governi devono in principio pagare un acconto sul totale delle dosi di vaccino loro assegnate. I contribuenti italiani si vedono cioè costretti ad anticipare comunque una quota del costo dei 40,38 milioni di dosi complessivamente spettanti al nostro Paese, sebbene nei primi tre mesi dell’anno saranno molte meno le persone che potranno essere vaccinate

I contratti degli Stati che siglano gli accordi con le case farmaceutiche per la consegna del vaccino sono segretissimi, non è dato in alcun modo sapere le condizioni contrattuali. Fa eccezione il contratto firmato con l’azienda tedesca CureVac, l’unico finora reso pubblico, che presumibilmente ricalca nelle sue linee generali quelli stipulati con le altre aziende. È previsto un pagamento in tre fasi: un primo anticipo da parte della Commissione addebitato al bilancio comunitario; un secondo versato dal singolo Stato in base alle dosi assegnate (proporzionate alla popolazione); e un saldo commisurato alle dosi via via consegnate. La rata iniziale è stata versata a tutte le aziende dopo la conclusione dei contratti: AstraZeneca ha ricevuto 336 milioni di euro. Il 12 gennaio ha depositato la sua richiesta all’Ema che, insieme alla Commissione, dovrebbe pronunciarsi favorevolmente forse già oggi. A quel punto avrebbe il diritto di incassare anche la seconda rata, cioè quella sborsata dalle casse statali secondo formulari d’ordine sottoscritti da ciascun Paese successivamente al contratto.

In netta ripresa invece la produzione di Pfizer-Biontech: a partire da luglio, Sanofi produrrà oltre 100 milioni di dosi di vaccino anti-Covid di Pfizer-Biontech. Da settimane Pfizer-Biontech aveva aperto alla collaborazione con altre case farmaceutiche per velocizzare la produzione delle fiale così da sveltire la distribuzione ai Paesi che le hanno acquistate. Dopo l’acquisto di un sito da Novartis, arriva ora il via libera all’intesa anche dei francesi. Intanto però, secondo l’agenzia di stampa belga, lo stabilimento Pfizer di Puurs in Belgio ha ripreso il suo normale programma di produzione dopo i rallentamenti annunciati il 15 gennaio e attribuiti a “lavori di adeguamento”.

Puntualmente bisogna che ci rimettiamo di tasca e di salute. Contratti che su carta garantiscono quanto si richiede, con efficienza ed efficacia, mentre nella realtà si rivelano “carta straccia”, senza alcun valore, dal momento che non c’è rischio vengano rispettati. L’Europa, d’altronde ha le mani legate, non può agire in giudizio contro i trasgressori dal momento che è palesemente prevista l’ipotesi di ritardi di consegne. Dunque più che agire, l’Europa avrebbe dovuto tutelarsi. Perché non lo ha fatto?

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