19 Luglio 2024, venerdì
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La figura di Gesù tra i disordini di Capitol Hill: il richiamo di Trump

Fra le insegne multiformi e multicolori agitate dalla folla che il 6 gennaio scorso ascoltava il discorso di Donald Trump e, da esso incitata, si accingeva a dare l’assalto al bianco e classicheggiante Capitol Hill, spuntavano striscioni con su scritto Jesus in grande e qualcos’altro in piccolo (in alto a sinistra nella foto di copertina EPA/Will Oliver).

Cosa vule rappresentare il nome di Gesù fra le grida per il furto delle elezioni e quant’altro si vedeva brandire dai rivoltosi? Tutto si spiega con la presenza e il ruolo delle organizzazioni cristiane fra i fan del presidente sconfitto e non rassegnato.

Prima per importanza fra tali organizzazioni è quella dei cosiddetti Evangelicals, che rappresentano circa un quarto dei cittadini americani bianchi. I cristiani evangelici sono solo una parte dello zoccolo duro dei sostenitori di The Donald, il che invita a guardare al contesto socio-culturale degli Stati Uniti nel tempo che viene. Come molti analisti hanno fatto notare, il fiorire del populismo è stato alimentato dalla disuguaglianza economica crescente già ben prima delle cesura storica del 2016.

Il ticket presidenziale Biden-Harris sembra essere ben cosciente delle sfide sanitarie ed economiche che ha di fronte. Più che in altre nazioni, in quella americana la disuguaglianza ha colpito e colpisce da anni il sistema scolastico e universitario, dove le disparità appaiono sempre più profonde ed è sempre più evidente come la crescita delle frustrazioni identitarie, oltre che economiche e sociali, si accompagni con dei livelli di conoscenza e dei quozienti di intelligenza.

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