25 Gennaio 2021, lunedì
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Menarsi per strada: il disagio sociale legato alla pandemia

a cura di Maria Parente

Il disagio sociale soprattutto tra i più giovani divampa progressivamente e degenera nel periodo della pandemia, dove noia e assenza di impegni scolastici fanno strada agli adolescenti verso scenari desolanti e privi di ogni sano principio. Negli ultimi tempi si sente parlare di “risse da strada” ovvero di un appuntamento tra due ragazzi(o ragazze)che hanno da chiarire una situazione e lo fanno usando le mani, pubblicamente, circondati dalla folla che riprende la rissa e la divulga sui social: il trionfale diventa un eroe, guadagna followers, viene considerato “uno buono”, un ragazzo valoroso, ammirato, che ha menato il debole, oggettivamente un reietto della società. Scenari retrogradi, di un popolo incivile e ignorante, ed ancora più ingombrante da smaltire se i protagonisti sono giovani, futuri uomini e donne del nostro Paese, a cui un giorno dovremo consegnare le sorti dell’Italia.

Ragazzi allo sbando senza obiettivi concreti, le cui menti sono totalmente rimbecillite da videogames e social, inibendo le capacità neuronali ad uno sviluppo progressivo e sostanziale nei confronti della vita e quindi dello studio, di eventuali qualifiche e del lavoro. In parole povere stiamo indirizzando, forse inconsciamente, figli e fratelli verso le tenebre della nullità, assuefatti da alcol e droghe, che non hanno stimoli produttivi e che domani quando sarà il loro turno non avranno le nozioni tecniche, correlate da equilibrio e saggezza, per salvaguardare la comunità. La sospensione dell’istruzione, affiancandosi all’inviluppo dell’economia, è una delle più severe conseguenze prodotte dalla pandemia. E non possiamo intervenire o meglio, non abbiamo gli strumenti idonei per arginare la deriva della gioventù se non confidare nell’intervento dello Stato che dovrebbe stroncare coercitivamente queste iniziative deprimenti e incostituzionali che calpestano diritti, dignità e valori.

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