2 Dicembre 2020, mercoledì
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Boom vaccini antinfluenzali: la pandemia compie il miracolo

a cura di Maria Parente

Con l’incalzare della pandemia media nazionali e staff sanitario non perdono occasione per ribadire alla popolazione quanto sia fondamentale ricorrere alla vaccinazione antinfluenzale quest’anno più sentita che mai poiché si ipotizza la possibilità nei mesi invernali di una co-circolazione tra Covid-19 e influenza , che renderebbe la diagnosi ancora più complessa per i professionisti sanitari. Il vaccino dunque potrebbe essere un’arma per proteggersi da uno dei due e ridurre gli accessi al pronto soccorso e ai laboratori per i tamponi.

Un dovere morale da parte delle Istituzioni europee, quello di sponsorizzare la prassi vaccinale, rilevato il preoccupante fenomeno della vaccinazione in drastico calo: consultando uno degli ultimi rapporti Eurostat nell’anno 2019, in Italia la vaccinazione antinfluenzale negli over 65 e quindi nei soggetti particolarmente a rischio, è scesa infatti al 52%, il 10 per cento in meno rispetto al 2012. I più giudiziosi, tra i Paesi europei, sono gli anziani del Regno Unito: circa il 72,6 per cento infatti si è vaccinato. Gli italiani, invece, dal terzo posto del 2012, dopo 5 anni scendono addirittura al settimo. Esaminando un report dell’ISS risalente all’anno 2015 si rileva un trend decisamente negativo negli ultimi cinque anni per la vaccinazione antinfluenzale, con un decremento di sei punti percentuali nella popolazione generale. Nella stagione 2009/2010 si attestava infatti al 19,6% contro il 13,6% del 2014/2015 mentre la copertura nel 2013/2014 si attestava, infatti, al 15,6%.  Lo scarto maggiore nel quinquennio si registra tra la stagione 2009/2010 (19,6%) e la stagione 2011/2012 (17,8%) tornando ai livelli di inizio anni 2000, quando le coperture vaccinali erano decisamente basse. La copertura vaccinale negli anziani, che era al di sotto del 50% prima del 2000, era cresciuta, fino a toccare una punta massima del 68,3%, nel 2005/2006, per poi scendere a partire dalla stagione successiva a quella dell’anno pandemico (il 2009), ma  restando al di sopra del 60% fino al 2011/2012, per poi crollare dal 55,4% del 2013/2014 al 48,6% del 2014/2015. Ad influire negativamente sulla richiesta vaccinale è chiaro che possano aver influito alcuni eventi che hanno indebolito la fiducia della popolazione nei confronti di questo intervento preventivo (si veda, per esempio, il ritiro di alcuni lotti di vaccino nell’autunno 2012).

“Un fenomeno decisamente preoccupante” se la rinuncia alla vaccinazione proviene dalle categorie a rischio, quella degli over 65 e le persone a rischio di complicanze., che indirettamente garantiscono alle case farmaceutiche detentrici del monopolio di produzione del vaccino, un introito sicuro, certo e stabile. La pandemia da Covid19 sembra essere un rimedio solido ed efficace per spronare le categorie a rischio e più in generale la popolazione mondiale a riacquistare la fiducia necessaria per ripensare alla vaccinazione quale alternativa unica per sfuggire alla morte pandemica.

Non a caso nella stagione 2019/2020 si conferma il trend in aumento delle coperture vaccinali: i dati mostrano la vaccinazione antinfluenzale passare dal 15,8% della stagione precedente al 16,8%. Specie negli anziani, il Ministero della Salute ha rilevato un aumento costante a partire dall’annata 2015/16: sono stati il 54,6% gli anziani che hanno aderito alla vaccinazione. L’aumento maggiore si registra in Sicilia, dove da 16% si è passati a 18,1%. Seguita da Molise e Friuli Venezia Giulia. Ancora il Molise a registrare la percentuale più alta di copertura sulla popolazione anziana, 65,4%. Sopra il 60% ci sono anche Friuli Venezia Giulia, Campania, Umbria, Basilicata e Calabria. Nonostante il gradevole aumento della domanda si rileva però che non è ancora raggiunta la soglia indicata dall’Organizzazione mondiale della Sanità e dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale, che punta al 75% come obiettivo minimo perseguibile e al 95% come obiettivo ottimale per persone a rischio e over 65.

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