26 Novembre 2020, giovedì
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Pazienti di serie A e serie B: così il Coronavirus stravolge l’ordinarietà sanitaria

a cura di Maria Parente

Non tira buon’aria per la nostra sanità. La pandemia da Covid19 ha efficacemente debilitato le strutture sanitarie italiane, già precarie, mettendo in evidenza il dramma esistenziale che da circa un ventennio incombe sulle strutture ospedaliere. L’aumento increscioso degli affetti da Covid19 ha messo in serio imbarazzo i nosocomi che per far fronte all’emergenza sanitaria hanno dovuto individuare nel più breve tempo possibile strutture idonee ad essere convertite in Covid Center. Soluzione necessaria e logica, non senza però che i degenti precedentemente ricoverati per altre patologie ne subissero le conseguenze: difatti dal momento che una struttura ospedaliera si presta alla conversione, obbligatoriamente tutti i pazienti ricoverati presso la stessa devono essere smistati presso strutture situate in altre città della provincia. E’ questa l’attuale situazione in Italia, negli ultimi giorni centro delle polemiche la regione Campania con la Lombardia che rinforzano i presidi sanitari per ospitare pazienti Covid a scapito di soggetti affetti da altrettanto gravi e differenti patologie: accade a Milano con l‘Ospedale Sacco che chiude l’accettazione ai pazienti non Covid e in provincia di Caserta , precisamente a Santa Maria Capua Vetere, dove il P.O San Giuseppe e Melorio si apre solo all’accettazione di pazienti Covid19 ed il conseguente trasferimento immediato di tutti gli altri degenti presso altre strutture ospedaliere, rimarranno inalterati alcuni servizi essenziali già fruibili al piano terra della struttura come la farmacia, nefrologia e dialisi in quanto dotati di un accesso separato rispetto a quello che sarà utilizzato per i pazienti Covid.

Priorità indiscussa dunque alle persone affette da Covid, sia con sintomi lievi che per i casi gravi, le strutture ospedaliere italiane sono pronte ad accogliere chi ha bisogno di assistenza ed eventuale ricovero emarginando forzosamente tutti i soggetti che sono affetti ugualmente di malattie severe, mortali, la cui sopravvivenza è subordinata alla disponibilità di posti letto che non siano destinati ai pazienti Covid:una survey su 774 pazienti oncologici e onco-ematologici da tutto il territorio nazionale ha messo in evidenza come la preoccupazione maggiore è dover rinunciare a esami e controlli di follow-up (34%); il 36% dei pazienti ha lamentato la sospensione di esami e visite di follow-up mentre il 44% richiede che vi sia certezza nelle cure. Un paziente su 5 invece segnala la sospensione degli esami diagnostici.

Uno scenario poco confortante che mette in risalto la fragilità attuale della rete oncologica italiana. Il Covid-19 rappresenta tuttora uno tsunami per i malati di cancro, come dimostrano da una parte i numeri e le statistiche sul mancato accesso ai trattamenti terapeutici e alle diagnosi precoci e dall’atra le proiezioni che prevedono un allarmante incremento di decessi dovuti anche al blocco degli screening. Questa seconda fase purtroppo, con la preoccupazione del contagio, presenta le stesse criticità dei mesi scorsi, nonostante le precauzioni assunte in questo periodo. È pertanto necessario non limitarsi più a provvedimenti estemporanei e occasionali, ma occorre una strategia complessiva per l’oncologia, che tuteli nel tempo tutti i diritti dei malati di cancro, nonostante la pandemia.

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