20 Ottobre 2020, martedì
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Il negazionismo e i social: la rete antisemita che Zuckerberg ha deciso di vietare

|a cura di Maria Parente

Bambini e adolescenti, uomini e donne di ogni età, destinati alle torture nei campi di concentramento e poi alla morte: nascere ebreo era considerato un sacrificio, un destino già scritto e narrato, senza che si potesse ipotizzare alcuna via di scampo. Solo pochi sopravvissuti sono riusciti a sfuggirvi ma non a sottrarsi alle pratiche violente e abusive a cui venivano sottoposti tutti indistintamente. Torture e crudeltà, scempi umani impensabili: frustrazioni d’ogni genere e privazioni caratterizzavano la permanenza dei reclutati nei lager. E le testimonianze ,oggi, scorrono a fiumi: terrore, angoscia e dolore ma nessun cenno ai maltrattamenti subiti perché troppo disumani e indecorosi per essere narrati. Eppure c’è chi nega che tutto questo sia realmente accaduto o comunque narrato con diversificazioni tese a distorcere quelle che furono le dinamiche dei fatti:i negazionisti esistono e si ritrovano in ogni parte del mondo attivi per fomentare teorie che mettono in discussione fenomeni storici accertati, negando contro ogni evidenza il fatto storico stesso.

Edwin Cameron, un giudice sudafricano affetto da AIDS, descrisse le tattiche psicologiche usate da coloro secondo i quali l’Olocausto non sarebbe mai avvenuto e per i quali la pandemia di AIDS non sarebbe causata dal virus HIV. Secondo Cameron “per i negazionisti le verità sono inaccettabili. Giustificano idee radicali e che vanno in controtendenza rispetto alle prove schiaccianti confermate da esperti laici. Per fare ciò distorcono la realtà, affermano mezze verità, dichiarano falsità su ciò che asseriscono i loro avversari, e cambiano il loro modo di pensare così come le loro idee quando fa a loro comodo”. Edwin Cameron osserva che una tattica comune utilizzata dai negazionisti è “fare leva sull’inevitabile indeterminatezza di cifre e statistiche“, poiché gli studi scientifici in molte aree di ricerca si basano sull’analisi probabilistica di insiemi di dati, e negli studi su serie storiche, l’esatto numero delle vittime e altri dati potrebbero non essere disponibili nelle fonti primarie. Insomma, un bel lavoro di astuzia e fantasia, trascurando i dati a volte incerti e non sempre di facile riscontro, ma come è possibile contravvenire o smentire le testimonianze di uomini e donne sopravvissuti, che hanno visto o udito, vissuto sofferenze atroci e inenarrabili, sulla loro pelle?Come può un negazionista bypassare i racconti riportati in vita da chi in prima persona ha conosciuto campi di sterminio, si è relazionato con la Gestapo, ha visto partire e mai più tornare amici e familiari?

In alcuni Paesi (Austria, Belgio, Germania) è reato la negazione del genocidio del popolo ebraico, mentre in altri (Israele, Portogallo, Francia e Spagna) viene punita la negazione di qualsiasi genocidio.Nel 2007 le Nazioni Unite hanno approvato una risoluzione statunitense che “condanna senza riserve qualsiasi diniego dell’Olocausto e sollecita tutti i membri a respingerlo, che sia parziale o totale, e a respingere iniziative in senso contrario”. Così come anche l’Unione Europea, con una Decisione Quadro adottata nel 2008 ha preso posizione contro il negazionismo,in Italia invece non esiste una legge specificamente scritta contro il reato di negazionismo. Sono puniti l’incitamento all’odio e il comma 3 dell’articolo 414 del codice penale prevede il divieto di apologia di delitto. A difesa dei negazionisti interviene la Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea, tramite un comunicato firmato da 28 accademici, a cui aderirono altri 112 storici, appartenenti a quasi tutte le università italiane, affermando che «si offre ai negazionisti, com’è già avvenuto, la possibilità di ergersi a difensori della libertà d’espressione». Perseguire i negazionisti dunque ne favorisce il vittimismo, regala loro il vanto del martirio, la figura di chi si batte per la libertà di pensiero, contro il conformismo istituzionale e oppressivo.

La questione è assai delicata: inbire la manifestazione del pensiero è una violazione autentica dei diritti dell’uomo ma è altrettanto aberrante consentire la divulgazione di teorie che confutano l’orrore vissuto da milioni di ebrei,le vessazioni, fisiche e morali, subite dai sopravvissuti di cui ci giungono testimonianze. La decisione di Zuckerberg di proibire ogni contenuto negazionista sui social è sicuramente apprezzabile ma discutibile poiché messo alle strette in vista delle incombenti elezioni statunitensi: pesante è l’accusa di non aver mai fatto abbastanza prima d’ora per arginare l’antisemitismo e il revisionismo storico che proliferano sulle sue piattaforme social.

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