22 Gennaio 2021, venerdì
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La riunione “maledetta” all’hotel Champagne che incrimina Palamara

Lo scandalo delle nomine pilotate incombe su Palamara, sospeso da oltre un anno dalle funzioni e dallo stipendio, è accusato per lo scandalo delle presunte nomine pilotate nelle procure. In particolare, al centro delle contestazioni c’è la partecipazione alla riunione notturna del 9 maggio 2019 all’hotel Champagne, con 5 (oggi ex) togati del Csm e i deputati Luca Lotti e Cosimo Ferri, in cui si parlò, in particolare, della nomina del procuratore capo di Roma. Secondo l’accusa fu un «comportamento gravemente scorretto» in «violazione dei doveri di correttezza ed equilibrio».

Oggi probabilmente se lo incrociassero fingerebbero di non vederlo ma, per anni centinaia di magistrati italiani hanno saputo che il loro destino dipendeva anche e soprattutto da Luca Palamara, ex presidente dell’Anm e leader incontrastato di Unicost, il correntone centrista delle toghe italiane.

Per anni è stato proprio lui il regista (tutt’altro che occulto) di buona parte delle nomine e delle promozioni. Lo ha fatto negli anni in cui presiedeva l’Anm, lo ha fatto anche quando non aveva cariche formali. E lo ha fatto soprattutto nei quattro anni, tra il 2014 e il 2018, in cui sedeva nel Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno delle toghe, investito anch’esso in pieno dallo «scandalo Palamara».

Può essere impietoso andare ora a ricostruire l’elenco dei magistrati che in quei quattro anni hanno ottenuto grazie a Palamara il posto cui ambivano.

Si scopre che in Italia ci sono, e in posizioni di rilievo, ottantaquattro magistrati che non sarebbero nel posto che oggi occupano se Palamara e i suoi quattro colleghi di corrente avessero puntato su un altro candidato. Da Bolzano a Sassari, da Locri a Treviso, a designare i capi degli uffici giudiziari era il leader di Unicost. In realtà, gli inizi per Palamara – che entra nel Csm nel luglio 2014 con 1.236 voti di preferenza – non sono facili. La corrente di destra, Magistratura Indipendente, nelle urne ha fatto il pieno di consensi.

La riforma del governo Renzi-Il Csm ha davanti un compito gigantesco, destinato a scatenare speranze e manovre: rimpiazzare centinaia di capi degli uffici giudiziari, che la riforma del governo Renzi ha spedito in pensione con due anni di anticipo. Non si era mai vista una simile infornata di cariche a disposizione delle ambizioni dei giudici e delle loro correnti. Ma al momento dei primi voti, nel Csm si crea una strana alleanza. Su alcune nomine cruciali, la destra di MI si schiera con Area, la corrente di sinistra; su altre porta dalla sua i consiglieri eletti dal Parlamento. Unicost e Palamara restano tagliati fuori. La sconfitta più cocente è quella sulla Procura di Palermo. Trionfa Francesco Lo Voi, spinto da Magistratura Indipendente. Il candidato di Palamara, Guido Lo Forte, si ferma a cinque voti. Ma Palamara raddrizza la barca in fretta. Ad aiutarlo c’è il malcontento che nella base di Area serpeggia contro l’innaturale alleanza con le destre, che ha costretto la corrente delle «toghe rosse» a digerire alcune nomine in cambio di altre. Palamara si lancia in questo varco, e occupa quasi militarmente il centro del Csm.

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