muore Cesare Romiti,”Grande Vecchio” del capitalismo

Novantasette anni compiuti il 24 agosto, Cesare Romiti se n’è andato a un passo dal secolo di vita . Grande manager, e poi imprenditore in proprio con minore successo, la sua storia resterà legata indissolubilmente ai venticinque anni passati in Fiat, dove arriva nel 1974 e che lascia nel 1998 dopo esserne stato amministratore delegato e presidente.  
 Si dice Romiti e si pensa ovviamente Gianni Agnelli. Dell’Avvocato il manager romano, arrivato a Torino dopo esperienze nella chimica e nel mondo delle Partecipazioni statali, dove guida tra l’altro Alitalia e le costruzioni di Italstat, è stato uomo di assoluta fiducia e talvolta alter ego, sebbene sempre in un rapporto segnato dalla consapevolezza comune di una profonda distinzione di ruoli.  

Romiti arriva a Torino nel 1974, in piena crisi petrolifera, viene nominato l’anno successivo viene nominato amministratore delegato per la parte finanziaria deve dividere la carica con Umberto Agnelli e soprattutto con Carlo De Benedetti. Da eterno tessitore delle vicende del capitalismo italiano, Cuccia lo consiglia alla famiglia Agnelli, che vede in quel momento la Fiat fare i conti con la crisi petrolifera, come uomo adatto a riportare i conti a posto. 

Il decennio degli ’80 è quello che pare destinato a una crescita inarrestabile. Nel 1988, reduce da quattro anni di bilanci record e a quel punto maggiore e più redditizio produttore europeo, la Fiat compra anche l’Alfa Romeo dall’Iri – guidato da Romano Prodi – che avrebbe però preferito venderla alla Ford. 

Nel frattempo il manager si è trovato anche a fare i conti con Mani Pulite: nel 1993 viene interrogato a lungo dal pool di Milano e poi dai magistrati torinesi, fa ammissioni importanti, ma riferisce anche di non aver saputo nulla di quanto accadeva sotto di lui. Il manager Fiat Francesco Paolo Mattioli viene arrestato e condannato per tangenti. Nel 2000 la Cassazione conferma a Romiti una condanna per falso in bilancio, finanziamento illecito dei partiti e frode fiscale. La condanna per falso in bilancio viene poi revocata dalla Corte d’Appello di Torino tre anni dopo.

Affiancato dai due figli nell’editoria e nelle costruzioni i risultati sono tutt’altro che brillanti, la parabola del manager che si fa padrone tende a sbiadire. Romiti guarda a Oriente, si dedica con impegno alla Associazione Italia-Cina e guarda con qualche rammarico anche a quella Fiat che non sente più sua, dando giudizi non sempre sereni sull’operato dei successori, Sergio Marchionne compreso.

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