30 Giugno 2022, giovedì
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La rivoluzione smart working danneggia l’economia ed i consumi

|a cura di Maria Parente

Sperimentato nella fase clou dell’emergenza sanitaria la modalità smart working si è rivelata una soluzione efficace e apprezzata dal 60,4% di italiani ed infatti chi l’ha vissuta in prima persona preferirebbe, almeno nel breve periodo, continuare il lavoro in smart working.

Meno stress e più risparmio: è così che i lavoratori hanno scoperto a apprezzato i benefici dello smart working. Gli italiani hanno realizzato dunque come sia effettivamente possibile vivere in modo diverso. Pro e contro, a risentirne complessivamente è l’economia italiana. Nel corso dell’epidemia gli acquisti online sono decollati : stare in casa ha determinato infatti una forte spinta verso gli acquisti in rete da parte degli italiani. Questo perché nei mesi passati, eccezion fatta per l’acquisto di beni essenziali, l’accesso ad altre tipologie di beni invece era possibile solo attraverso l’utilizzo di Internet e la consegna a domicilio.

Certo è che lo smart working non aiuta i consumi, poiché un lavoratore che opera da casa farà a meno del caffè, del panino, del pranzo al bar al ristorante. Per non parlare del fatto che è meno invogliato a fare acquisti di qualsiasi tipo. Insorge quindi il  grido di allarme delle imprese che operano nel settore del commercio (all’ingrosso e al dettaglio) e che in Italia sono più di un milione.

Viene a configurarsi quindi uno smart working non più di emergenza, ma voluto e strutturato:ci si domanda come potrà impattare sul sistema economico e sociale del Paese? Tutti riconoscono che le nuove modalità di lavoro rappresentano un cambio di paradigma che può dischiudere interessantissime opportunità per le città anche nel post-pandemia.

In sintesi, quello che in alcuni settori d’impresa e della pubblica amministrazione viene visto come un nuovo modello organizzativo in grado di coniugare efficienza, economicità e soddisfazione dei lavoratori, per chi opera nel campo dei servizi commerciali urbani viene visto come un concreto rischio di contrazione del mercato. 

Anche se a quanto pare questa situazione non sembra allarmare i vertici dello Stato : un emendamento M5S al decreto Rilancio incrementare lo smart working per gli statali al 50% fino a fine 2020 e poi al 60% nel 2021. La proroga fino al 31 dicembre 2020 del lavoro agile riguarda il 50% dei dipendenti della Pa che svolgono attività eseguibili da remoto.

L’OPINIONE-Una crisi, quella economica, appena iniziata e che si prefigura peggiore della crisi che abbiamo conosciuto nell’anno 2008, dettaglio o differenza ch sembra sfuggire al Governo concentrandosi e dettando linee guida che addirittura aggravano,come nel caso in esame, la condizione economica societaria invece che curare quelli che sono i sintomi di un divenire incerto e aberrante.

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