18 Aprile 2024, giovedì
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Palamara espulso dall’Anm, e lui minaccia

La pratica per l’espulsione di Luca Palamara dall’Associazione nazionale magistrati è conclusa. Oltre un anno dopo l’esplosione dello scandalo, il parlamentino dell’Anm ha deliberato sostanzialmente all’unanimità (un’astensione) la sanzione più grave per il magistrato di Unicost al centro della rete di negoziazioni e scambi che avevano a oggetto l’assegnazione degli incarichi più importanti in magistratura.

Assieme a Palamara è stato sospeso per cinque anni Paolo Criscuoli, ex componente togato del Csm in quota Magistratura indipendente, già costretto a lasciare il Consiglio superiore.

La riunione del comitato direttivo centrale dell’Anm – la prima in (parziale) presenza dopo il lockdown – è stata movimentata all’esterno dall’arrivo sulle scale della Cassazione (la sede dell’Associzione è all’ultimo piano del Palazzaccio) di Palamara in persona. Che reclamava udienza, ma non è stato fatto entrare. Perché il parlamentino dei magistrati ha deciso che l’ex presidente dell’Anm avrebbe dovuto farsi ascoltare in precedenza dai probiviri, durante i lunghi mesi che sono stati necessari per l’istruttoria della incolpazione. Fino a che nuove intercettazione sono cominciate a uscire sul quotidiano la Verità, riportando di attualità il caso e allargandolo. Cosa che avrebbe voluto fare nel suo mancato intervento Palamara e che ha comunque fatto anche se dalle scale. Consegnando ai giornalisti il suo discorso e aggiungendo altre accuse a voce. «Mi hanno negato il diritto alla difesa, non lo faceva neanche l’Inquisizione», ha detto. «Non farò il capro espiatorio di un sistema», ha scritto invece a conclusione del lungo intervento che sperava di poter leggere.

L’intesa nel gruppo dirigente dell’Anm è adesso ristretta a tre gruppi: con Unicost ci sono la sinistra di Area e la corrente di Davigo, Autonomia e Indipendenza. La gestione in proroga del presidente Poniz (Area) e del segretario Caputo (Unicost) dovrà affrontare il delicato passaggio della riforma del Csm, e soprattutto della legge elettorale per la componente togata. Alla giunta esecutiva il parlamentino dell’Anm ha voluto riconoscere una «rinnovata fiducia» e un «mandato politico pieno» proprio in vista della parte finale delle trattative con il ministro Bonafede.

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