Crisi Covid, Confcommercio: in aumento denunce di usura

A causa del coronavirus un imprenditore italiano su dieci è esposto all’usura. E’ l’allarme lanciato da Confcommercio in un’indagine sull’infiltrazione della criminalità organizzata nelle imprese del commercio e della ristorazione durante e dopo il lockdown e realizzata in collaborazione con Format research.

La criminalità al tempo dell'emergenza. «La mafia salda i debiti e ...

Dal punto di vista generale, carenza di liquidità e calo dei consumi hanno rappresentato il principale ostacolo all’attività di impresa durante l’emergenza sanitaria, mettendo in difficoltà il 60% delle imprese del commercio e della ristorazione. Quasi il 30%, invece, tra burocrazia e le necessarie procedure di sanificazione, igienizzazione e altri protocolli di sicurezza, ha visto incrementare i costi, ma c’è anche un 11% di imprese che indica nella criminalità un ulteriore, pericoloso ostacolo allo svolgimento della propria attività.

Circa il 60% degli imprenditori esprime preoccupazione per questi fenomeni, soprattutto in un momento di gravissima crisi economica come quello attuale. E di questi, quasi 1 su 5 è molto preoccupato per il verificarsi di questi atti criminali nel proprio quartiere o nella zona dove svolge la propria attività.

«La crisi economica ha una zona d’ombra dove rischia di rafforzarsi la criminalità. Le nostre imprese in difficoltà denunciano sempre più spesso usura, estorsioni e acquisizioni illecite» ha affermato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli.

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