Due esiti da Covid-19 e SARS-CoV-2: la rabbia sociale e i professori ridotti a impiegati del catasto

Di Simone Fagioli

L’infezione virale da Covid-19 e SARS-CoV-2, come ogni tipologia di malattia, ha un esito, una conclusione prodotta dal suo stesso processo morboso. In ambito sociale, il diffondersi della pandemia e tutte le misure preventive e cautelative che sono state prese a causa di essa, ha prodotto nei cittadini una rabbia sociale che sta esplodendo, come nel caso del fenomeno dei gilet arancioni, rappresentati dal generale dei carabinieri in pensione Pappalardo.

Una gravissima crisi economica asimmetrica, ha prodotto per pochi una ricchezza estrema, mai vista, con flussi di denaro da capogiro e molti sono ridotti alla fame, molti onesti cittadini sono costretti ad accettare pacchi alimentari, che mai si sarebbero sognati di prendere, a volte anche di nascosto e camuffandosi per non farsi riconoscere dai loro concittadini. Padri di famiglia che si vergognano e piangono davanti alla loro moglie e ai loro figli, perché hanno perso tutto. Malattia, povertà, paura, rabbia e vergogna sono le nuove parole d’ordine di questa tragica situazione.

La rabbia sociale fa scendere donne e uomini in tante piazze in tutta Italia, anche con la possibilità di contagiarsi: infatti, la fame è più brutta di una ipotetica malattia. E tutto questo è stato alimentato dal panico collettivo, dalla paura, da una disinformazione allarmante, dal “tutti contro tutti”, da una cultura della morte, del “no alla vita”. L’unico risultato raggiunto è stato quello di ridurre le fasce medio-basse alla guerra tra poveri.

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E in tutto questo il mondo della scuola? I professori sono diventati semplici impiegati di concetto del catasto: registrano, si collegano, scrivono mail, rispondono al telefono, in definitiva non svolgono più il loro lavoro di educatori e di insegnanti, oltretutto per uno stipendio da fame. Sarebbe stato mai possibile nella Prima Repubblica anche solo immaginare l’equiparazione di uno stipendio di un laureato con quello di un diplomato?

E di certo, se è vero che il Covid-19 e SARS-CoV-2 ha un alto tasso di contagiosità, l’insegnamento non si può svolgere nelle strutture che abbiamo a disposizione: vetuste, fatiscenti, con spazi angusti, molte non a norma da un punto di vista igienico sanitario e con all’interno poco personale didattico e di servizio. E poi, come si può spiegare con la mascherina , oppure costringere un bambino a portarla per ore ed ore, pensando poi che non danneggi con il passare del tempo e dei giorni il suo apparato respiratorio.

L’unica soluzione è quella di costruire nuove scuole, sul modello di quelle francesi, svizzere, tedesche e scandinave e adeguare il salario dei professori almeno al pari dei loro colleghi europei. Si vorrebbe parlare, invero, di un modello italiano, ma non sembra che oggi il popolo italico brilli per fantasia e genialità.

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