Prete strozzato in seminario, sacerdote imputato: “Opera del diavolo”

TRIESTE – “Opera del diavolo”: si difende così, in tribunale, don Paolo Piccoli, il sacerdote accusato dell’omicidio di un altro prete, don Giuseppe Rocco, trovato morto il 25 aprile del 2014 nella sua stanza della Casa del Clero a Trieste. Il parroco si è sempre detto innocente, ma i risultati dell’autopsia sul cadavere di don Rocco mostrano che non morì per cause naturali, come si pensò in un primo tempo, ma ucciso, soffocato o strozzato.Il sacerdote, di 92 anni, soffriva di problemi di respirazione, e questo aveva fatto pensare ad una morte naturale. Ma dagli esami condotti su laringe, lingua e trachea del cadavere emerge la rottura dell’osso ioide, quindi una frattura causata da una pressione.

Secondo l’ipotesi dell’accusa, l’assassino, per zittire don Rocco, gli avesse prima tappato la bocca con la mano e poi stretto con il pollice fino a strozzarlo, spiega il Corriere della Sera.Per la difesa, però, questi esami dimostrano solo che don Rocco è stato ucciso, ma non chi l’ha ucciso.Ad aggravare la posizione di don Piccoli anche alcune tracce di sangue trovate sulle lenzuola di don Rocco. Secondo Piccoli le avrebbe lasciate durante l’estrema unzione, dal momento che aveva una ferita al braccio. C’è poi un’altra lettera, in cui è scritto: “Chi poteva alle cinque del mattino entrare, salire appositamente al secondo piano e andare verso la porta di sinistra? Solo chi sapeva che don Rocco non si chiudeva a chiave. Prima o poi lei commetterà un errore e Dio, che è più intelligente di noi, saprà come far trionfare la giustizia, anche quella umana”. Qualcuno, insomma, è convinto che sia stato don Piccoli. Ma lui ribadisce di essere innocente: “E’ opera del diavolo”.(fonte blitzquotidiano.it)

a cura di Mattea Bonica

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