4 Marzo 2021, giovedì
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Omicidio Vannini: è ancora possibile ,oggi ,credere nella giustizia?

Effimera ,quasi mai tangibile ,sfuggente e dal sapore vittorioso di chi lotta, senza sosta,per ottenere quel che spetta alla vittima ed al carnefice. La giustizia esiste, poiché di giustizia si parla. Siamo soliti invocarla affinché violenti e bruti di ogni genere siano chiamati alle proprie responsabilità e ad espiare le colpe; affinché le vittime,innocenti anime,vengano riscattate della vita indebitamente sottrattagli. Lo Stato parla spesso di Giustizia(e di ingiustizie ne conosce tante)la Costituzione prevede che venga praticata giustizia,le leggi punitive esistono e sono applicate dai giudici,talvolta assecondando la voce della coscienza e non la scia della razionalità. Capita spesso che siano i fatti a condannare e le successive sentenze ad alleviare le pene. Perché quando un uomo uccide non dovrebbe avvalersi di infinite attenuanti,montate ad arte,per procurarne la scarcerazione  : se l’omicidio è accertato, il colpevole non deve passare inosservato ed il primo giudice ad impedirlo dovrebbe essere la sua stessa coscienza. Personalmente credo che dopo aver privato l’altro della vita,non sia possibile per chi resti in vita rassegnarsi e trovare la pace :la coscienza tuonerà,l’animo è oramai interdetto ed il cuore avrà già smesso di battere. Resterà ,il corpo,vivo agli occhi di chi ci circonda : inutile,vuoto,da rottamare.

Marco Vannini aveva vent’anni quando,il 18 maggio del 2015 a Ladispoli trascorreva la giornata insieme con la famiglia della fidanzata, data che segnerà la fine della sua esistenza: muore in ospedale dopo esser stato colpito da un proiettile partito dalla pistola del padre della sua fidanzata,Antonio Ciontoli. Le dinamiche dell’omicidio,ad oggi e dopo la sentenza,non sono chiare: le deposizioni dei componenti la famiglia Ciontoli sono confuse,incoerenti. Lasciano adito a mille dubbi e perplessità. Solo ieri dopo tre lunghi anni di attesa la sentenza che chiude il processo di primo grado: gela il sangue a tutti i presenti in aula. Una condanna a 14 anni per omicidio volontario ad Antonio Ciontoli, tre condanne a tre anni per omicidio colposo e una assoluzione(la fidanzata di Federico Ciontoli). Il ragazzo, secondo la ricostruzione dell’accusa, morì dopo 3 ore di agonia a causa di un colpo di pistola sparato nella casa della fidanzata al termine di una cena di famiglia.

a cura di Maria Parente

 

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