25 Luglio 2021, domenica
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2017, un anno importante per l’economia italiana e la cultura dell’innovazione

Il 2017 è un anno importante per l’economia italiana, perché per la prima volta dopo 10 anni la crescita del pil supererà l’1 per cento (1,6 per cento per la precisione secondo le ultime stime): finalmente anche nel nostro paese l’economia torna a crescere bene. Diversi altri indicatori confermano un quadro economico ragionevolmente positivo. L’occupazione torna a salire, permanendo però la sacca negativa e preoccupante dell’impiego giovanile. Così come l’inflazione e la fiducia delle imprese e dei consumatori.Questo scenario crea le condizioni giuste per poter finalmente guardare con maggiore serenità ma anche con maggiore lungimiranza al futuro. Si, perché è importante ricordarci che siamo nel bel mezzo della quarta rivoluzione industriale: quella abilitata dalla messa in rete, oltre che di tutte le persone e di tutti i dispositivi (pc, smartphone, smart tv, wearable, ecc.), anche di tutti gli oggetti (internet of things), dall’analisi in tempo reale di mole infinite di dati di ogni natura (big data), dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale che si affianca a quella umana per sostituirla nelle attività più standard e ripetitive e per potenziarla enormemente nelle altre.Diverse imprese hanno chiara questa consapevolezza e hanno già iniziato a muoversi nella direzione giusta. Altre hanno ancora una limitata percezione della portata e della velocità del cambiamento in atto e stentano ad attivare concreti programmi di trasformazione. Altre ancora – e sono la maggior parte purtroppo – non hanno ancora minimamente capito quello che sta accadendo: sono una buona parte delle nostre PMI – “belle addormentate” in attesa di un’economia del passato che non ritornerà più, ma anche tante grandi imprese –  “vecchie glorie” che pensano di conservare il loro lustro senza cambiare pelle.
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Le ragioni alla base di questa situazione sono numerose. Ma quella di gran lunga più importante è la grande barriera culturale che frena da anni l’innovazione digitale del nostro Paese: in Italia la consapevolezza che l’adozione innovativa delle tecnologie digitali e la messa a punto di nuove progettualità imprenditoriali sia l’unica via possibile per sfruttare la quarta rivoluzione industriale e avviare così una nuova fase di sviluppo economico, è ben poco diffusa, a tutti i livelli. Questa coscienza manca ancora a troppi imprenditori, manager, professionisti, accademici, politici, giornalisti, studenti, dirigenti pubblici.Negli ultimi anni è stato fatto “abbastanza” dai governi per portare l’attenzione sulla nuova imprenditorialità e sulla trasformazione digitale – dalla startup policy al piano Industria4.0 fino alla nomina di un commissario per l’Italia digitale.  Certo si può sempre fare di più e meglio, ma se pensiamo al passato, non possiamo non vedere la differenza. Il bicchiere ha cominciato a riempirsi. E speriamo continui a riempirsi sempre di più anche con il nuovo governo, oramai alle porte.Anche a livello infrastrutturale si è investito molto negli ultimi anni e sono stati fatti importanti passi in avanti. Il 5G è ormai prossimo e rappresenterà una svolta per tutti i nuovi servizi basati sull’internet delle cose. Anche a livello di banda larga fissa, si sono fatti investimenti importanti negli ultimi due anni, recuperando il gap che ci separava dagli altri paesi europei.

a cura di Maria Parente

 

 

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