4 Marzo 2021, giovedì
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Sanità, appalti anomali in Piemonte: la commissione d'inchiesta chiusa dalla Regione a fine 2013

Ancora ombre sulla regione Piemonte. Dopo le spese pazze e le mutande verdi dell’ex Presidente Roberto Cota, la Procura della Corte dei conti, in collaborazione con l’arma dei Carabinieri, ha messo nel mirino alcuni appalti sospetti e presunte irregolarità nelle spese sanitarie, sulle quali, per la verità, il Consiglio regionale aveva aperto, l’anno scorso, una commissione d’inchiesta quasi subito smantellata dalla Giunta Cota.

I militari del Nucleo investigativo dei carabinieri, su ordine del procuratore Giancarlo Astegiano, hanno recuperato i documenti della commissione nella sede del Consiglio regionale: si tratta di circa 4.000 pagine su appalti, affidamenti, consulenze e lavori strutturali di aziende ospedaliere, aziende sanitarie locali e altri enti come l’ARESS (azienda regionale dei servizi sanitari). Tutte carte già passate al vaglio dei consiglieri regionali senza che però riuscissero a produrre alcun risultato concreto, vista la decisione della giunta di centrodestra di cancellare la commissione d’indagine. Stava forse lavorando troppo bene?

Secondo quanto riferito da alcuni dirigenti della regione, ad esempio, sarebbero emerse alcune irregolarità, la più eclatante delle quali la costruzione di un parcheggio all’ospedale Molinette di Torino, costato ben 1,9 milioni di euro ma utilizzato solo per un breve periodo.

Il lavoro della commissione avrebbe portato alla luce, inoltre, un sistema molto simile a quello già in voga nei casi EXPO e MOSE: le aziende si aggiudicavano gli appalti pagando il meno possibile e poi ottenevano le riserve, cioè le spese dovute dalle amministrazioni committenti come rimborso dei ritardi e delle opere complementari.

Nello specifico, saltano all’occhio ben sei appalti le cui cifre non tornano affatto: inizialmente i costi complessivi dovevano essere di 170 milioni, ma sono lievitati fino a superarne i 200.

Altre anomalie riguardano i 26 contratti stipulati dall’ASL di Torino senza che fosse stata indetta alcuna gara: un’irregolarità sanata immediatamente dalla direttrice dell’Azienda Giovanna Briccarello, in quota Lega Nord. Ed è proprio il Carroccio, di cui l’ex governatore incarnava la massima rappresentazione in Piemonte, il partito che più si è prodigato per smantellare la Commissione d’indagine. Adesso si capisce il perché.

Eppure, rileva l’ex consigliere dell’UDC Alberto Goffi, presidente della commissione d’indagine, “Cota avrebbe potuto approfittare del nostro lavoro per ottenere dei risparmi enormi”. Basta andarsi a leggere il bilancio della Regione, le cui spese sono costituite, all’80%, proprio dalla Sanità, vera “sanguisuga” di denaro pubblico.

Pare averlo capito il nuovo governatore Sergio Chiamparino (PD), che ha manifestato interesse per il lavoro della Commissione: “Mi sembra che quel lavoro abbia prodotto dati interessanti, sarebbe un peccato lasciarli in un cassetto”. Ciò non vuol dire però che l’ex sindaco di Torino ordinerà la costituzione di una nuova commissione: questo può deciderlo solo il Consiglio regionale, che non si è ancora insediato.

 

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