1 Marzo 2021, lunedì
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Merkel in Europa, in attacco o in difesa?

La Germania fa la differenza. Mentre gli euroscettici avanzano quasi in tutto il vecchio continente, da Berlino arriva un messaggio di sostanziale tenuta dell’area di governo. Nel quadro di queste elezioni europee quello tedesco sembra essere un caso deviante rispetto a ciò che è accaduto negli altri grandi paesi europei, dato che questo voto non modifica e non stravolge l’assetto del sistema politico nazionale. 

La somma dei voti ottenuti dai partiti di governo – Cdu-Csu a destra e Spd a sinistra – segnala un arretramento di soli cinque punti rispetto alla somma dei loro risultati nelle elezioni federali del 2013. Questa è una notevole novità perché quasi tutti i partiti che attualmente governano nei paesi membri – tranne il PD in Italia – hanno subito un calo nei loro consensi, in ossequio al modello delle elezioni di secondo ordine che inquadrano le europee come una sorta di votazione di medio termine dove la volatilità elettorale è molto elevata e il voto di protesta nei confronti dei partiti di governo tende a salire. 

Spd riduce il distacco
Tra i due partiti è la Spd ad avere un risultato migliore, vedendo crescere il suo consenso, anche se di poco rispetto alle politiche, diminuendo così il distacco dalla Cdu. Infatti è il partito di Angela Merkel a subire il calo maggiore, passando dal 42,5% delle politiche al – comunque ragguardevole – 35,3% di queste europee. Probabilmente è in questo 7% di elettori in libera uscita che possiamo individuare il motivo del successo degli euroscettici di Alternative für Deutschland (Afd). 

Benché non siano parte della coalizione di governo bisogna segnalare sia il crollo degli ex alleati della Merkel, i liberali della Fdp, che vedono diminuire ancora i loro consensi, consegnandoli così ad una marginalizzazione non preventivabile, sia il buon risultato dei Verdi che crescono rispetto alle politiche e scavalcano la Linke, il partito della sinistra radicale, attestandosi come terza forza del paese. 

Alternative für Deutschland 
In Germania il fronte euroscettico è rappresentato soprattutto dal partito Afd, nato per volontà di alcuni intellettuali che si sono posti come obiettivo l’uscita del paese dall’euro, considerato come un freno alla crescita economica della Germania.

Afd, che in questa campagna elettorale ha ampliato il numero dei temi affrontati (difesa della famiglia e della società tradizionale) cercando così di superare l’immagine del partito single issue, passa dal 4,7% delle politiche al 7%. Non è una crescita esponenziale, ma evidenzia come in questo voto europeo gli elettori abbiano voluto premiare l’espressione più organizzata dell’euroscetticismo tedesco.

Il fatto che gli euroscettici non abbiano trovato grande spazio – almeno fino ad ora – nella politica tedesca è dovuto alla capacità della Merkel e della Cdu di assorbire un certo grado di ostilità dell’opinione pubblica tedesca nei confronti delle istituzioni europee: l’Europa a trazione tedesca e l’imposizione delle politiche di rigore volute dalla Merkel, hanno garantito alla Cdu-Csu la possibilità di drenare consenso al potenziale bacino elettorale euroscettico presente in Germania. 

Per certi versi clamoroso è il risultato dei neonazisti della Npd che riescono a eleggere un eurodeputato. Il risultato è dovuto anche alla sentenza della Corte Costituzionale tedesca che ha ritenuto inaccettabile la soglia di sbarramento del 3% per accedere al riparto dei seggi; questo a causa della funzione di pura rappresentanza svolta dal Parlamento europeo che, a differenza dei parlamenti nazionali, non deve garantire la governabilità. 

Non propriamente euroscettica, ma molto critica con l’impostazione liberista di un’Unione europea poco attenta alle politiche sociali è la Linke, che ottiene un buon 7,4%.

Germania locomotiva europea
Il fatto che il voto tedesco non abbia punito la Merkel, ma abbia sostanzialmente riconfermato la fiducia nella sua maggioranza di governo, avrà dei risvolti anche sulla posizione tedesca in Europa. Sarà importante capire se i governi europei e i gruppi dei popolari e dei socialisti interpreteranno il successo continentale degli euroscettici come uno stimolo a cambiare le politiche europee o come un motivo per attestarsi su posizioni difensive. 

Nel primo caso il rischio è che sia proprio la Germania a essere messa nell’angolo e sfidata da un’ampia coalizione terrorizzata dalla minaccia di un successo ancor maggiore dei partiti di euroscettici nelle elezioni politiche nazionali. 

Nel secondo caso è probabile che la Merkel rafforzi il suo ruolo di leadership all’interno di un continente privo di leader (bisognerà capire se i vincitori come Renzi e Tsipras decideranno di proporre una politica europea alternativa) e che l’Unione europea si compatti sulle politiche di austerità e di lotta al debito pubblico. Questa seconda opzione rischia però di alimentare ancor di più i populismi e i sentimenti anti europei.

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