26 Febbraio 2021, venerdì
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Il grillismo alla francese che funziona

Terremoto politico a Parigi. Dopo il buon risultato conseguito alle amministrative poche settimane fa, il Front National (Fn, ottiene il 25% dei consensi alle elezioni europee, passando dai tre eurodeputati del 2009 a 24. Le ragioni di questo voto vanno ricercate nella politica interna francese e porteranno a un prevedibile indebolimento della Francia a livello europeo.

Front National anti-sistema
Il sostegno al Fn è un voto di protesta anti-sistema che certamente ha radici storiche nell’estrema destra francese, ma che è diventato un fenomeno molto più ampio, anche dopo il rinnovo del partito voluto da Marine Le Pen, una politica non più legata ai cimeli della vecchia destra nazionalista francese, quella del padre Jean-Marie (per la precisione un mix di action française, ultra conservatorismo di stampo cattolico, nostalgici dell’Algeria francese, reazionari di ogni genere). 

Oggi questa polvere della storia è stata nascosta sotto il tappeto e il Fn versione Marine si presenta con un partito movimentista, simile al M5S italiano. Si tratta quindi di un partito anti-sistema, che denuncia la corruzione della politica e la collusione fra destra e sinistra. Questo partito trae la sua forza dal sentimento di crisi, reale o percepito, che dilaga in Francia. 

Secondo alcuni sondaggi, il 67% degli elettori Fn, sceglie il partito di Le Pen per protestare contro l’immigrazione, classico tema identitario dalle deboli fondamenta, visto che l’immigrazione in Francia è fortemente limitata. Dietro questo tema si cela il rifiuto di una società multi-culturale frutto dell’immigrazione. 

La difficile situazione economica spiega anche la volontà di questa soluzione nazionalista. Va però osservato che queste tematiche non sono direttamente imputabili all’Europa, ma riflettono le mancate risposte della politica nazionale francese. 

Sistema elettorale francese
La crescita del Fn come partito di protesta è anche legata alle istituzioni: la prima forza politica francese non ha oggi nessun rappresentante nel parlamento nazionale. Il sistema maggioritario a due turni della quinta repubblica francese è un efficiente sistema che produce maggioranze solide, di destra o sinistra, ma non permette minimamente la rappresentanza delle forze democratiche; queste accedono soltanto al secondo turno delle legislative se le liste ottengono il 12,5% degli iscritti di ogni collegio. 

Di fatto, questo elimina i piccoli partiti o le forze anti-sistema contro le quali poi si coalizzano i partiti di governo al secondo turno. Si tratta certamente di un tecnicismo, ma possiamo vedere come queste istituzioni massacrino la rappresentanza democratica in Francia.

La quinta repubblica à nata nel 1958 sulle ceneri della quarta repubblica, un sistema “all’italiana” che produceva troppa instabilità per i gusti francesi, messa poi ulteriormente in discussione con l’aggravarsi della crisi algerina. Forse oggi bisognerebbe riconsiderare il parlamentarismo come strumento utile per confrontarsi con i movimenti populisti di pura protesta e metterli di fronte alle loro responsabilità, Italia docet. Le altre soluzioni – cambio di governo, sterzata, o ritorno dell’uomo provvidenziale, molto probabili nel caso francese – sembrano invece incapaci di risolvere i problemi del paese.

Asse Parigi-Berlino indebolito
Questo voto segna inoltre un ulteriore indebolimento della Francia nel panorama europeo. Prima di tutto c’è la pura aritmetica: la Francia si vede attribuita 74 seggi al Parlamento europeo, 24 andranno al Fn, probabilmente nel gruppo dei non iscritti. 

Il partito di destra Ump passa dai 29 seggi del 2009 ai 20 di oggi, il ché ne diminuisce l’importanza nel gruppo dei popolari europei. Stessa cosa per i verdi (da 14 seggi a 6). 

I socialisti francesi rimangono su un livello basso (oggi 13 seggi mentre ne avevano 14 nella precedente legislatura). Ci sarà quindi un’erosione del potere dei deputati francesi fra i gruppi che contano. Il problema politico va oltre la semplice aritmetica. 

La Francia, paese fondatore dell’Ue, si trova delegittimata da questo voto alle europee. Lo è certamente il presidente François Hollande con un partito socialista ai minimi storici, ma lo è anche l’insieme della classe di governo francese. 

Nel difficile contesto economico e politico attuale, l’Europa è chiamata a rispondere a delle sfide. La forza crescente della Germania viene spesso discussa, anche dagli stessi tedeschi. Molto si è fatto in Europa partendo dall’asse Parigi-Berlino, a lungo considerato il motore dell’Ue. 

Oggi però la Francia esce indebolita da questo scrutinio e non sembra in grado di avere una capacità propositiva o propulsiva al livello europeo. Ci si può augurare che altri, Italia in primis, facciano sentire la loro voce e rinnovino la dialettica fra paesi membri. L’assenza della Francia non è però una buona notizia, in quanto è paese chiave dell’Ue. 

Certamente l’attuale governo proseguirà la sua azione in modo doveroso, ma possiamo augurarci che dopo questa scossa ci sia una presa di coscienza politica sulla necessità di rinnovare le regole del gioco della democrazia francese in modo tale che possa confrontarsi democraticamente con i populismi. Per il bene della Francia e anche dell’Europa. 

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