1 Marzo 2021, lunedì
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India, elezioni. Congresso travolto, fine della dinastia Gandhi?

Mai nella sua lunga storia il partito del Congresso indiano era sceso così in basso fino a precipitare sotto la soglia dei 50 seggi alla Camera bassa o Lok Sabha, che significa meno del 10% dei deputati. Il risultato delle elezioni parlamentari del 7 aprile-12 maggio rappresenta uno schiaffo senza precedenti alla famiglia dei Gandhi, che da quattro generazioni domina il famoso partito fondato oltre 120 anni fa.

Nel voto del 2009, quando è stato riconfermato il governo dell’economista Manmohan Singh, il Congresso aveva conquistato 206 seggi. Ora si è ridotto a un quarto. Come ha ammesso il ministro Jairam Ramesh, paladino degli ambientalisti e oppositore di molti progetti industriali, “neppure nelle peggiori previsioni si immaginava uno scenario così negativo”.

In una conferenza stampa lampo nella sede di New Delhi, durata pochi minuti e senza la possibilit� di porre domande, la leader italo indiana Sonia Gandhi ha detto di “voler rispettare la volontà del popolo” e si è assunta la “responsabilità” della sconfitta. Anche il figlio Rahul, comparso al suo fianco, ha riconosciuto la debacle trovando la forza di sorridere davanti alle telecamere. In un discorso ad aprile, Sonia aveva definito l’ascesa di Narandra Modi come “pericolosa per la democrazia” riferendosi ai sospetti, mai provati, del suo coinvolgimento nei massacri del 2002.

Secondo alcuni analisti, la bruciante sconfitta del trio dei Gandhi (madre e i due figli, Rahul e Priyanka) potrebbe essere considerata come la volontà dell’elettorato di “rottamare” una dinastia che con alterne fortune è stata protagonista della storia dell’India fin dall’indipendenza dal dominio coloniale britannico. In un dibattito dopo lo spoglio, il direttore della rete Cnn-Ibn Rajdeep Sardesai ipotizzava le dimissioni di Rahul Gandhi da vice presidente del partito e ricordava come lui stesso avesse detto di giocarsi la credibilità nella lunga campagna elettorale.

Ma solo nei prossimi giorni si saprà di più sul futuro dello storico partito, che come spesso si ricorda, è risorto molte volte dalle ceneri. Anche se con margini ridotti, il 43enne politico è riuscito tuttavia a mantenere il suo collegio di Amethi, in Uttar Pradesh, la roccaforte elettorale di famiglia, grazie anche all’aiuto della sorella Priyanka. Fin dall’inizio, le prospettive di vittoria di Rahul erano molto ridotte rispetto al rivale Modi, sceso in campo dallo scorso settembre. Tant’è che la presidente Sonia si era opposta a candidare ufficialmente il figlio alla carica di primo ministro al posto dell’anziano economista sikh Manmohan Singh, che si dimetterà. Secondo alcuni commentatori, la leader avrebbe voluto risparmiare al primogenito una sconfitta che era già nell’aria, anche se non così travolgente come è poi realmente stata a causa dello ‘tsunami’ Modi.

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