28 Febbraio 2021, domenica
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Verso un’Europa più creativa

Europa Creativa è il nuovo programma dell’Unione europea (Ue), che stabilisce misure e finanziamenti ai settori culturale, creativo e audiovisivo per il settennio 2014-2020. Il programma riunisce, pur mantenendo la distinzione tra i marchi, i “vecchi” MEDIA e Cultura e prevede risorse per 1,46 miliardi, il 9% in più rispetto al settennio precedente.

La cultura europea guarda al 2020
La creazione di una cultura europea è uno tra gli espliciti obiettivi del programma, come stabilito dall’art. 167 dello stesso trattato di Lisbona, secondo il quale “l’Unione contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle loro diversità nazionali e regionali, evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune”. 

Lo stesso progetto europeo è nato, prima ancora che sulla base di valori economici, su principi di pace, solidarietà, e coesione tra i popoli sostenuti da un comune retaggio che attraversa la pluralità delle nostre culture e fonda la nostra identità.

Da questo punto di vista, in Europa si è registrato un doppio cambio di passo: in primo luogo, è stato costituzionalizzato e legittimato l’intervento dell’Ue, in termini di tutela e promozione del patrimonio culturale e paesaggistico, valorizzazione della diversità culturale e linguistica e acquisizione della cultura come dimensione orizzontale di tutte le politiche. 

Si è inoltre verificato il passaggio dalla costruzione di una economia della conoscenza in Lisbona 2000-2010 all’obiettivo di Europa 2020, e cioè una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile, in cui il sostegno e la promozione dell’imprenditoria riguarda anche le imprese creative in senso lato (competenze, conoscenze, nuovi profili professionali, networking, digitale).

In questo, sul piano europeo, la cultura deve configurarsi come il quarto pilastro della sostenibilità, accanto a quella ambientale, economica e sociale e diventare per tutti i suoi cittadini un diritto esigibile e misurabile. Le previsioni di Europa Creativa sono orientate da questa prospettiva.

Le principali novità del programma, per titoli, riguardano il riconoscimento del valore duale della cultura (intrinseco ed economico), l’inclusione del patrimonio tangibile e intangibile, la complementarietà con le altre politiche dell’Ue, la più dettagliata articolazione di uno strumento finanziario di garanzia europea sui prestiti, l’accompagnamento dei settori culturali e creativi nell’era digitale, la valorizzazione del ruolo di artisti, professionisti e creativi, la valorizzazione della dimensione imprenditoriale, l’allargamento del pubblico e lo sviluppo di nuovi pubblici, l’educazione culturale, media e digitale.

Creative Europe Desks 
Le misure del programma sono rivolte a soggetti profit e non profit, professionisti, operatori e artisti. Come nello scorso settennio accadeva con i Cultural Contact points e i Media Desks, per tutti loro saranno a disposizione i Creative Europe Desks, per il cui allestimento sono previste specifiche risorse all’interno del budget per il programma.

In generale, da parte del settore serve una maggiore capacità di operare attraverso i partenariati e i network, di adottare un approccio più trasversale e guardare alla filiera, incrociando potenzialità dei territori, professionalità, competenze e creatività per superare la tendenza a realizzare progetti di piccole dimensioni.

Nella proposta iniziale, l’incremento di risorse previsto era del 37%. Europa Creativa ha risentito del taglio che, per la prima volta nella storia dell’Unione, ha interessato l’intero budget del quadro finanziario pluriennale, passato da 1,000 miliardi di euro a 960. 

Così anche l’importo per il programma si è ridotto da 1,8 miliardi all’attuale 1,46. Rispetto al settennio precedente abbiamo comunque registrato un aumento, ma non possiamo negare che lo avremmo voluto più consistente.

Nel merito dei contenuti del programma, abbiamo lavorato perché potesse rispondere al meglio alle sfide del settore in Europa, con particolare riferimento alla digitalizzazione, alla globalizzazione e, alla frammentazione del mercato, all’ampliamento del pubblico, alla mobilità e allo sviluppo delle capacità imprenditoriali degli operatori del settore.

Horizon 2020
Certo, avremmo voluto di più. Ma non si deve dimenticare che grazie al nostro impegno le risorse per la cultura nel nuovo ciclo di programmazione non verranno solo da Europa Creativa. Ci siamo battuti con successo per inserire nel testo di Horizon 2020, il nuovo programma pluriennale dell’Ue per la ricerca in cui i riferimenti alla cultura erano totalmente assenti emendamenti relativi al patrimonio culturale e alla ricerca umanistica. 

Horizon ha un budget di oltre 70 miliardi. Non solo: sempre grazie al nostro impegno, cultura e turismo sono stati inclusi tra le key actions dell’obiettivo tematico sei dei fondi strutturali, il cui budget complessivo è di 325 miliardi (di cui circa 30 arriveranno all’Italia). 

Ci sono risorse per infrastrutture e servizi culturali anche all’interno delle politiche per lo sviluppo rurale, cui sono assegnati fondi per 95 miliardi, e fondi per le piccole e medie imprese del turismo messi a disposizione dal programma di sostegno Cosme. 

Il riconoscimento della cultura come dimensione trasversale a tutte le politiche comunitarie ha quindi portato a questo ampliamento delle possibilità e delle fonti di finanziamento per la cultura.

Capacità economica del settore culturale 
D’altronde, la capacità economica del settore culturale è qualcosa che non ha più bisogno di essere dimostrata.

Tanto per dare qualche numero, in Europa secondo Kea, cultura e creatività occupano oltre 6 milioni di persone, impegnano 1 milione e realizzano una quota del Pil Ue che arriva fino al 7%. 

Molti altri studi hanno dimostrato gli effetti positivi sulle economie nazionali degli investimenti pubblici in cultura e la capacità della filiera culturale e creativa privata di scatenare un indotto rilevante. Un modello sociale ed economico in cui la cultura non rappresenti una direttrice di investimento non è sostenibile, lo argomenta efficacemente l’Istat inserendo il patrimonio culturale tra gli indicatori di benessere.

Oggi la direzione nella quale insistere è che patrimonio, turismo culturale, industrie culturali e creative, audiovisivo rappresentano per l’Europa e l’Italia leve di straordinario valore per la competitività e la crescita. 

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