15 Maggio 2021, sabato
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La scossa di Kiev arriva in Medio Oriente

La situazione mediorientale, con l’intreccio delle crisi per le quali si erano aperti diversi percorsi negoziali nei mesi scorsi, rischia di risentire sensibilmente della vicenda ucraina e della contrapposizione che questa ha determinato tra Stati Uniti ed Europa da un lato e Russia dall’altro. Su queste prospettive incideranno naturalmente gli esiti dei tentativi di componimento in corso tra statunitensi e russi.

Siria e Iran 
La gestione della crisi siriana, con lo smantellamento dell’arsenale chimico che è ora in affanno, e il negoziato con l’Iran sulla sua capacità nucleare sono basati sull’intesa tra i grandi attori esterni e sulla loro capacità di influire sugli attori regionali e locali riconoscendone e componendone gli interessi laddove ciò sia possibile e tali interessi siano politicamente e moralmente considerabili.

La rischiosa minaccia di intervento militare occidentale in Siria e l’adesione da parte di Bashar Assad alla provvidenziale, ma strumentale, pressione russa e iraniana affinché le sue armi chimiche siano distrutte hanno contribuito al suo rafforzamento e al sostanziale venir meno della possibilità di basare una soluzione negoziata sulla precondizione del suo previo allontanamento, posta quando gli equilibri nel paese erano alquanto diversi. 

Al tempo stesso le forze jihadiste hanno consolidato la loro forza sul terreno mentre si sono accentuate le divisioni tra Turchia e Qatar da un lato e Arabia Saudita dall’altro all’interno del campo dei sostenitori dell’opposizione. 

Resta il fatto che una riconduzione della Conferenza di Ginevra richiede una forte intesa tra Stati Uniti e Russia (e Iran), oggi più difficile. Soltanto una convergenza sulla priorità di combattere il jihadismo potrebbe modificare questa situazione. 

Anche per il negoziato con l’Iran la convergenza e l’unità di intenti tra statunitensi, europei e russi, oltre ai cinesi, è essenziale. Il primo rischio è ovviamente che l’Iran approfitti di queste divisioni per svincolarsi dagli impegni che gli sono richiesti. 

Ma in questo caso pagherebbe il prezzo di rafforzate sanzioni occidentali e l’intensificazione della instabilità nella regione il cui superamento sembra essere diventato un obiettivo prioritario per la dirigenza iraniana, sia pure in presenza di contrasti e di resistenze al suo interno, al fine di uscire dall’isolamento e spostare in suo favore gli equilibri nell’area. 

È significativo che Teheran non abbia risposto in modo entusiastico alla richiesta russa di solidarietà sull’Ucraina ed abbia contestualmente offerto al pari degli Stati Uniti, con un certo irrealismo per il breve periodo considerati i tempi tecnici necessari, di diventare grande fornitore alternativo di gas all’Europa.

Le risorse del Medio Oriente
I due fattori della lotta al nemico comune jihadista per Occidente e Russia e di una volontà iraniana di diventare attore positivo e stabilizzante nella regione per valorizzare al massimo le proprie potenzialità economiche, non soltanto nel settore energetico, e rafforzarvi la propria influenza, potrebbero quindi ridare alimento alle volontà di grande intesa nella regione e forse anche favorire il mantenimento di un dialogo e di una collaborazione tra occidentali e russi utile ad alleviare le tensioni sul fronte europeo, ridiventato inaspettatamente il principale in questa fase.

Non è chiaro se una piena stabilizzazione del Medio Oriente e la piena agibilità delle sue risorse siano viste come una priorità dalla Russia quale grande esportatore di prodotti energetici, al di la di quanto crisi e processi negoziali possano offrigli per riaffermare presenza e ruolo nella regione. Certamente sembra esserlo per la Cina quale grande importatore di idrocarburi e sostenitore di un nuovo grande corridoio logistico tra Asia ed Europa attraverso il Medio Oriente. 

Israele e Arabia Saudita
Restano però da convincere con soddisfacenti e credibili garanzie i due attori regionali più preoccupati da questa prospettiva, e cioè Israele e Arabia Saudita. Riguardo a quest’ultima, che non a caso ha recentemente attivato un canale di comunicazione con la Russia, non è ancora dato di sapere quanta diffidenza si sia potuta effettivamente dissipare nella visita del Presidente Barack Obama a Riad per ridare vigore ad una alleanza che ha profondamente marcato per molti decenni lo scenario energetico mondiale e le vicende mediorientali.

L’alternativa a questa grande intesa sarebbe prevedibilmente la continuazione e l’esasperazione delle crisi in corso con l’estensione del conflitto siriano al Libano, la continuazione di una pericolosa involuzione repressiva in Egitto e rischiosi sviluppi riguardo a una prosecuzione senza controlli del programma nucleare iraniano. 

Le forti tensioni che ne seguirebbero avrebbero conseguenze anche sulla situazione afghana e sull’ulteriore peggioramento delle condizioni di sicurezza, di governance e quindi di effettiva ripresa economica in Iraq ove dopo le imminenti elezioni gli accordi inclusivi che si renderanno necessari, siano essi costituiti o meno attorno a Maliki, potranno essere sostenibili e riportare una pace definitiva nel paese soltanto se saranno favorite da tutti gli attori della regione.

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