14 Giugno 2024, venerdì
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Vini difesi anche su internet

Le nostre denominazioni d’origine devono essere difese anche sul web. Sul punto daremo battaglia anche in Wto». Ma non basta. «Servono regole che rendano più chiara l’origine del prodotto in etichetta e un marchio unico per l’agroalimentare Made in Italy». Sul fronte imprese, invece, è in arrivo «un bonus fiscale per chi investe nella distribuzione all’estero dei prodotti italiani». Ma la sfida del futuro si chiama «patrimonializzazione e aggregazione delle aziende vinicole». Così, il ministro alle politiche agricole, Maurizio Martina, svela a ItaliaOggi le sue ricette per vincere la sfida sui mercati.

Domanda. Il vino italiano traina l’alimentare sui mercati, ma non riesce a far breccia in Cina. Dove le esportazioni vanno meno bene del previsto.
Risposta. Il nostro vino fa numeri da record nel mondo: 5 miliardi di euro di export solo nel 2013, con un importante incremento di valore. Abbiamo saputo conquistare mercato puntando sulle nostre tipicità, sulla forza dei nostri territori, su quel fascino che l’Italia esercita sui consumatori stranieri e che vede il vino vero e proprio ambasciatore del nostro stile di vita. Sul fronte Cina ha pesato l’indagine antidumping aperta dalle autorità cinesi contro il vino europeo. Anche i vini francesi hanno sofferto molto, ma siamo convinti che la chiusura dell’indagine, grazie all’accordo tra i produttori europei e cinesi, farà ripartire il mercato. Per il vino ad oggi quello cinese resta un mercato dal potenziale inespresso. Va fatta un’operazione di sistema sull’agroalimentare Made in Italy ed in questo contesto un altro buon segnale sono i primi test di esportazione dei nostri salumi in Cina.

D. I francesi sono arrivati prima e hanno conquistato il mercato. Gli australiani vanno forte. All’Italia cosa manca?
R. Se potessi rubare qualcosa ai francesi, non prenderei i loro vitigni o i terroir, ma l’approccio metodico e di sistema con il quale entrano nei nuovi mercati. Portano le loro scuole di cucina e i loro sommelier ed educano i consumatori ai loro prodotti. Hanno fatto così in molti Paesi, come gli Stati Uniti, ma negli ultimi anni l’Italia li ha superati. Partendo dalla consapevolezza della nostra forza, della capacità di offrire un livello qualitativo altissimo in ogni segmento di offerta, dobbiamo lavorare maggiormente sull’aggregazione, anche nella promozione. C’è bisogno di presentarci uniti sotto l’insegna «Vino italiano», perché solo così possiamo essere riconosciuti.

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