19 Giugno 2024, mercoledì
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Muccioli jr torna (davanti) a San Patrignano. Con un ristorante

Andrea Muccioli sfida Letizia e Gianmarco Moratti, cioè coloro che accusa di averlo estromesso due anni fa da San Patrignano, la comunità fondata dal padre. La lite è stata furiosa, motivo: la gestione economica della comunità. Di fronte alla minaccia di un disimpegno della famiglia Moratti, da sempre la principale sostenitrice di Sanpa, Andrea Muccioli (e la madre) se ne andarono (dicono i morattiani), furono cacciati (sostengono i muccioliani). Anche dopo la clamorosa rottura non sono mancati ulteriori momenti di tensione con Muccioli che su Facebook è andato giù pesante: «I ricconi frustrati hanno deciso di espropriare la comunità con un semplice ricatto: il posto dipende dai nostri soldi, o te ne vai via tu o noi interrompiamo immediatamente i finanziamenti e voi dovete chiudere nel giro di un mese». Non solo. Andrea e la madre hanno trasferito perfino la salma di Vincenzo Muccioli dal cimitero di Coriano-San Patrignano a quello di Rimini per rimarcare la discontinuità del nuovo corso dei Moratti rispetto agli intendimenti dei Muccioli. È ancora muro-contro-muro. Ma adesso che fa Muccioli? Ha aperto (ieri l’inaugurazione) un ristorante a due passi da Sanpa. Ma non un locale qualsiasi. Vi lavorano anche persone che debbono essere aiutate nell’inserimento nel mondo del lavoro. Inoltre il menù è a chilometro zero, cioè si usano solo i prodotti del territorio. Al suo fianco c’è Franco Aliberti, che era lo chef del ristorante che Muccioli aprì all’interno della comunità di San Patrignano (ma con ingresso autonomo) con l’obiettivo di incanalare i ragazzi anche nelle professioni di cuochi e camerieri. Una sfida a Sanpa all’ultimo boccone ma pure, in un certo senso, un ritorno di Andrea Muccioli allo spirito comunitario poiché il progetto prevede il sostegno, la formazione e l’avvio al lavoro per giovani tra i 16 e i 22 anni che abbiano vissuto situazioni di disagio, sociale o relazionale. La nuova avventura di Muccioli dopo l’addio alla comunità avviene in una dependance del Grand Hotel di Riccione, la vecchia lavanderia in disuso. Qui (298 metri quadrati) trovano posto un bar, una caffetteria, una pasticceria, una rosticceria, un ristorante e una foresteria per i giovani chef coinvolti.  Accanto (302 metri quadrati) si trova l’orto. In più vi è uno spazio espositivo, in collaborazione con una galleria d’arte: la prima mostra è dedicata a Mario Schifano. Anche il nome richiama la precedente esperienza di Muccioli: il «suo» ristorante a San Patrignano si chiamava E’vita, questo è stato battezzato E’vviva. Con una sotto-griffe:  cucina a scarto zero.  «Abbiamo deciso – dice Muccioli – di realizzare un sogno di cui con Aliberti parlavo quando ci ritrovavamo nel ristorante di Sanpa, quello di creare un luogo nuovo, anticipatore dei tempi e fedele alle nostre idee». Aliberti ha nel pedigree collaborazioni con Massimo Bottura, Gualtiero Marchesi, Alain Ducasse, Massimiliano Alajmo. «L’alta cucina- spiega – scarta troppo perché può permettersi prezzi almeno 10 o 15 volte superiori a quelli di una trattoria. Noi facciamo l’opposto. Si tratta di un modo etico di cucinare, un esempio per chi lavorerà con noi ma anche per i nostri clienti». Le stanze (anni Trenta) sono state restaurate in modo da non alterarne la storia, così come sedie e tavoli sono realizzati con materiali di recupero, in una sorta di minimalismo ecologico. Il prezzo medio? 35 euro un pasto completo. I commensali che lo desiderano potranno pure apprendere dallo chef in che modo cucinare, a casa, senza spreco. Un esempio è quello del pomodoro. Si buttano le bucce? No, si mettono in infusione per ottenere un olio al pomodoro oppure nel forno e diventano chips. I semi, zuccherati, guarniscono i dolci e con le foglie si ottiene un liquore. In conclusione: niente scarto. L’unica promozione prima dell’apertura al pubblico è avvenuta a Roma in occasione delle «Cene clandestine», serate che ogni mese presentano uno chef per una cena a scopo benefico: il primo appuntamento ha ospitato come protagonisti Muccioli e Aliberti. Che si propongono di diventare una coppia protagonista del trend gastronomico in corso, affermatosi anche grazie ai programmi televisivi, a cominciare da Masterchef. «Vengo da Scafati, un paese vicino a Pompei e vedevo mia mamma, contadina, cucinare – dice Aliberti. – A 16 anni ho lasciato la casa e ho incominciato a perfezionarmi sia come pasticciere che come cuoco. Ma non ho dimenticato le mie origini legate al sapore delle cose naturali, che cercherò di esprimere al meglio in questa esperienza che mi consente di re-incontrare Andrea Muccioli dopo la collaborazione che abbiamo avuto a San Patrignano». Muccioli riparte, dopo lo choc dell’abbandono della comunità costruita dal padre. E riprende da un contesto, la Romagna e la zona di San Patrignano, dov’è cresciuto. Accanto a lui la moglie, Cristina Fontemaggi, docente di estetica moderna, che ha in questi due anni tenacemente difeso il consorte: «Contestano tutto a mio marito, ricevute di ristoranti, viaggi, ma soprattutto la ristrutturazione della villa che abbiamo deciso insieme, noi e i Moratti. Casa di proprietà della comunità, ma nella quale dovevamo andare a vivere noi e dove era stato ricavato un appartamento per loro, Letizia e Gianmarco. Ma dopo sette anni di architetti mandati da Milano e di progetti, si sono accorti che c’era una crisi economica e troppo sfarzo. Un pretesto per mettere alla porta mio marito». E’vviva diventa adesso la rivincita di Andrea Muccioli, che attende col fiato sospeso l’arrivo della stagione estiva, quando la Romagna si riempirà di turisti. Lui spera che in tanti affolleranno il suo locale e che esso possa diventare un trampolino di lancio per giovani che hanno bisogno di aiuto,  come quelli che venivano (e vengono) accolti a Sanpa.

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