4 Agosto 2021, mercoledì
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Asilo nido: da servizio sociale a percorso educativo

Negli ultimi anni, in ragione degli elevati costi di fruizione del servizio pubblico di asili nido – dati statistici parlano di una voce di spesa per le famiglie che varia dai 150 euro ai 500 euro al mese a bambino  – il numero di bambini iscritti nelle strutture comunali a ciò adibite è in continua diminuzione. Peraltro a fronte delle indicazioni fornite dalla Unione Europea, che fissava al 33 per cento per i bambini sotto i tre anni gli obiettivi di copertura dell’utenza da raggiungere entro il 2010, in Italia su scala media nazionale, risulta ad oggi raggiunto a malapena il 15%.
Il tema, anche per il suo stretto collegamento a quello della occupazione femminile, riceve particolare attenzione.
Avviene così che la Lega Nord presenti in conferenza stampa alla camera, una proposta di legge per rendere gli asili nido pubblici e gratuiti, oltre che maggiormente diffusi nelle aree più produttive e densamente popolate. La copertura finanziaria necessaria, secondo i sostenitori della proposta, potrebbe essere agevolmente reperita a livello nazionale introducendo un’imposta di bollo sui trasferimenti di denaro all’estero effettuati da agenzie ‘money transfer’ (generalmente utilizzata dagli stranieri per trasferire denaro nei propri paesi di origine), aumentando l’aliquota Imu all’1,06% per gli immobili di proprietà di banche e assicurazioni e prevedendo, altresì, un aumento del prelievo erariale unico della tassa applicata ai giochi.
Intanto in Commissione Istruzione pubblica e beni culturali al Senato va in discussione una proposta di legge sulla riorganizzazione prescolare che ha l’obbiettivo di ridisegnare “il sistema dei servizi integrati dell’infanzia” e qualificare il nido “quale servizio educativo”, ovvero “servizio di interesse generale con funzione fondamentale” e non più “servizio sociale a domanda individuale”.
Il nuovo inquadramento accoglierebbe le indicazioni pervenute dalla Corte Costituzionale che, investita di problematiche afferenti al tema, ha in più decisioni chiarito  che “il servizio fornito dall’asilo nido non si riduce ad una funzione di sostegno alle famiglie nella cura dei figli o di mero supporto per facilitare l’accesso dei genitori al lavoro, ma comprende anche finalità formative, essendo rivolto a favorire l’espressione delle potenzialità cognitive, affettive e relazionali del bambino”, rilevando altresì che “in relazione alle finalità educative e formative riconosciute [agli asili nido], […] la relativa disciplina non possa che ricadere nell’ambito della materia dell’istruzione (sia pure in relazione alla fase pre-scolare del bambino)”.
Oggi – si legge nel disegno di legge – il sistema di educazione prescolare italiano risulta diviso in due segmenti separati, secondo l’età dei minori: quello dei servizi per l’infanzia per i minori sotto i tre anni e quello delle scuole dell’infanzia per i minori fino all’obbligo scolastico. I due segmenti differiscono per la rispettiva collocazione nel settore del sociale o dell’educazione ai diversi livelli di governo (nazionale, regionale e locale), le conseguenti competenze istituzionali regionale o nazionale, le normative distinte, le competenze professionali e le condizioni lavorative degli operatori, la riflessione pedagogica. La programmazione e regolamentazione dei servizi di asilo nido, in particolare,  sono affidate alle regioni e la loro costruzione e gestione alle amministrazioni comunali, fatto che ha determinato  – oltre che una diversificazione crescente delle normative – una diffusione assolutamente ineguale dei nidi e degli altri servizi per l’infanzia sul territorio nazionale.
Obiettivo del disegno di legge sarebbe quello di approntare un nuovo piano straordinario per l’estensione dell’offerta formativa prescolare e il progressivo riequilibrio territoriale fino a dar risposta ad almeno il 33 per cento dei bambini sotto i tre anni e alla totalità dei bambini tra i tre e i sei anni.
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