19 Giugno 2024, mercoledì
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Seimila euro di carne, la signora ricca e la truffa alla “Febbre da cavallo”

Fosse cinema sarebbe una “mandrakata”. Nella vita reale, invece, è finito tutto in un processo per truffa. Sul banco degli imputati una distinta signora di mezza età, Marina P., residente all’Eur, a Roma. Come accusatore, invece, un macellaiodella provincia Arezzo. E in mezzo una storia di carne non pagata, che ricorda il film “Febbre da Cavallo”.

La storia  inizia nel 2009, quando la signora Marina si rivolge a una macelleria di Cesa Marciano (Arezzo), la “Antica lavorazioni carni snc”.  Al telefono fa un maxi ordine: più di mezzo vitello.Spedizione compresa sono quasi 6mila euro di merce.

Il ragazzo delle consegne mandato dall’azienda arriva all’Eur. Vede una villa grande, una signora distinta e non fiuta il trucco. Perché la signora, al suo arrivo, inventa una scusa per non pagare, un incidente. Passa la consegna a una sua nipote che però non ha i soldi per il saldo. Quindi la promessa di pagare tutto in due giorni. Il fattorino si fida, scarica il mezzo vitello e se ne va.

Ma quei soldi non arrivano né dopo due giorni né dopo due anni. La questione finisce in Tribunale. Al rallentatore. Al punto che ora, a 5 anni di distanza dai fatti lo scenario più probabile sembra la prescrizione. Con mezzo vitello mangiato a sbafo.

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